Mary si ritrovò a camminare su un viale di ciottoli accompagnato sulla sinistra da una lunga fila di pioppi,in un panorama dove i naturali colori dell'erba delle colline e della pianura si perdevano,come sfumati in un vago ricordo,in una vasta gamma di grigi,ed esso si apriva a perdita d'occhio sotto il cielo plumbeo che lasciava trapelare una luce soffocata. Dopo che ella ebbe raggirato una collinetta apparve in lontananza un'ammasso confuso di croci di pietra ,al quale più la ragazza si avvicinava più venivano delineate le sue tombe e le sue inferriate piegate ed arrugginite;Maria incominciò a correre a perdifiato verso il cimitero fino a scavalcare il recinto ed iniziò a zigzagare tra le tombe attaccate l'una all'altra,scavalcando e passando sotto alcune croci e lapidi crollate,le quali si piegavano l'una sull'altra come per farle rallentare la corsa ed aumentarle l'affanno.I suoi ansimi si propagavano per l'aria fissa,immobile,frantumando un silenzio che impregnava il luogo,un silenzio innaturale,come se ci fosse soltanto lei in quel posto,come se fosse l'unica cosa viva in quel mondo,e proseguì la sua corsa per un tempo che le parve infinito .Stava ormai sentendosi intrappolata negli incroci delle lapidi e negli arbusti fitti che crescevano rigogliosi tra gli spazi di terra tra le tombe,quando le croci incominciarono a diradarsi fino a lasciare intravedere alla vista una radura .Percorse affaticata la discesa della collina dove erano sparse alcune croci e vide in lontananza giunta nello spiazzo un ammasso di terreno mosso con una pala conficcata di fianco la quale si stagliava nera contro il cielo scuro;si avvicinò con cautela alla collinetta di terriccio e una volta giunta vicino le si aprì alla vista una conca profondissima,dove il suo sguardo non ne incontrava la fine e le sue punte dei piedi ,appoggiate ai suoi margini ,le facevano sentire una vertigine di terrore primitiva che le irrigidiva le gambe in una morsa.”Mary...”una voce che le proveniva dalle spalle la fece voltare di scatto la testa,e vide un ragazzo fissarla con sguardo cupo e grave. Un respiro profondo di spavento la colse di sorpresa,e riconobbe in un lampo il ragazzo dell'incidente stradale”oh mio Dio,ma tu...”Mary dopo aver detto ciò in un ansimo ,sentì il terriccio sbriciolarsi leggermente sotto il piede e buttò lo sguardo dietro di sé,sentendosi i capelli che le si drizzarono mentre il labbro inferiore tremava;l'uomo le si avvicinava a passo costante ,continuando a fissarla con sguardo grave .”Mary...perchè io sono morto e tu no?potevi morire tu,quel giorno...cos'hai tu di speciale per continuare a vivere ?Perchè io?”Nel dire questo le si avvicinò arrivando ad un palmo dal suo naso ,proiettando un'ombra densa su di lei che le copriva il viso,lasciando intatto allo sguardo le forme nere della sua figura,mentre ella era bloccata dalla paura di cadere,dall'orlo del baratro dietro di lei che le stava già mangiando i talloni,rendendola un fascio di nervi tesi che le accecavano i pensieri.”Lo sai che sei stata tu,vero?”un sussurro lieve prima di sentire una mano sullo sterno che la spingeva con forza,facendole perdere l'equilibrio,ed un cadere di un'istante infinito la inghiottì in un baratro accompagnato da un'urlo che si dissolse con l'apparire dei lineamenti delle sue coperte.
Ciao!Sono una ragazza con la passione dei libri e del cinema,e che nel tempo libero prova a scrivere...
lunedì 30 luglio 2012
sabato 28 luglio 2012
foresta
Un campo,uno stralcio di verde e colline scure che appariva da dietro una casa,il buio di una notte limpida che si stendeva come un manto delicato sul panorama,come un velo,sfumando i margini dei fili d'erba e dei colli accarezzati da una brezza leggera ,un sentiero di ghiaia e polvere bloccata da una staccionata ,inghiottito dai fili d'erba fino a perdersi nel campo;la vista delle colline percorse dal vento che le faceva oscillare rendendole vive ,e nel passare tra i loro fili d'erba esso produceva un lieve rumore facendo dipanare da esse un tenue respiro,un ansimo che la richiamava a sé,mentre nell'aria si propagava lo stridio dei grilli. Si avvicinò a quello spazio libero pestando i ciottoli della stradina,sollevando leggermente la polvere e scavalcò il recinto arrugginito ,ritrovandosi a pestare un terreno pieno di zolle dure frastagliate di verde le quali si sbriciolavano sotto i suoi piedi, ed al suono dei suoi passi gli insetti annidati nel campo iniziarono a scappare alla rinfusa ,scavalcandosi l'uno con l'altro. Salì su una collinetta affondando il piede nella terra umida,scivolando leggermente nella salita fino a giungere in cima dalla quale si scorgeva sulla destra in lontananza l'inizio di un folto bosco. Un sibilo basso impregnò l'aria ,ed una striscia nera attorcigliata su sé stessa riflettè sulla pelle la luce lunare in un movimento fluido e lento vicino ai piedi di Mary;una biscia troppo intorpidita per scappare. Mary incominciò a correre verso il bosco,impressionata e spaventata,facendo vibrare il terreno , sentendosi gettata nella corsa verso il basso in un volo,fino a raggiungere il limite segnato dagli alberi,i quali frusciavano leggermente nella brezza le chiome,muovendosi all'unisono. Entrò nella foresta ,perdendo sempre più ad ogni passo la tenue luce del cielo,e man mano che si addentrava nel buio ella perdeva sempre più i margini delle cose,ed i tronchi ed il terreno venivano inghiottiti da esso,rallentando sempre più la sua corsa cieca nello sbattere contro i tronchi e nell'inciampare tra arbusti e radici fino a farla procedere a tentoni,con le mani protese in avanti per sentire gli alberi per un tempo che le parve infinito. Mentre proseguiva ella era accompagnata ed aiutata solo dal ruvido della corteccia che le scivolava sotto i palmi delle sue mani,intervallato dal vuoto,in un silenzio immanente rotto solo dal fruscio dal rumore delle foglie secche pestate. Il fruscio del vento venne per rompere quel silenzio tombale passando attraverso le foglie ed i rami chiusi in un intreccio fitto sopra la sua testa .Camminò per quel modo cieco per un'eternità,finchè non le parve che la foresta non le si chiudesse addosso,imprigionandola,in un sentire perpetuo del tatto del legno.Poi ci fu solo buio,per quanto riuscì a ricordare,e poi la sua camera da letto.
lunedì 20 febbraio 2012
Buio,buio soffocante. Un ansimo si ripercuoteva nel vuoto fino a delineare i confini di una stanza. Manuele sentì un oggetto stretto nella sua mano,lo mise in funzione facendo slittare il dito sul pulsante e da esso parti un raggio di luce che illuminò lo spazio e gli oggetti circostanti,esplorando la camera con il piccolo cerchio di luce gialla. Dopo essersi orientato ed aver centrato con la torcia la porta,uscì dalla stanza ritrovandosi in un salotto familiare di una vecchia casa in collina dove trascorreva le estati della prima infanzia:le tenebre circondavano il vecchio e logoro divano di pelle posto a destra attaccato al muro e il caminetto,che nei suoi ricordi era acceso di un rosso fuoco di fiamme che proiettavano lunghe ombre per la sala o da una luce solare arancione e stanca di una tarda giornata estiva che si proiettava sulle mattonelle del pavimento,ora era solo una bocca che risucchiava e raggrumava il buio dentro sé,imperscrutabile con la sua lampada. Una porta era apparsa in fondo alla stanza sulla sinistra,una porta che nei suoi vaghi e confusi ricordi non doveva esserci. Entrò,e scoprì una cucina illuminata debolmente da una luce artificiale senza una fonte precisa ad una prima occhiata,come se essa impregnasse la stanza.,ma a una messa a fuoco più nitida si rese conto che la luce proveniva da un frigo, la quale diventava sempre più potente dipingendo la camera di un blu scuro che si schiariva ai bordi della portiera dell'elettrodomestico;essa rischiarava,tetra e sacra,richiamando a sé il giovane con un'enfasi primitiva ed infantile,sporca e forte allo stesso tempo. Aprì il frigo dopo aver percorso la sala attratto da esso quasi come se fosse stato un pezzo di ferro entrato nelle vicinanze di una calamita,e appena fece forza tirando la maniglia con la mano colò sui suoi piedi travolgendolo con un odore nauseabondo un groviglio di carne marcia verdognola avvolta da un liquame stantio;riconobbe a colpo d'occhio ,in un flash,nelle membra putrefatte e tagliate,delle sembianze di parti umane,una mano,un piede,una mascella;un flash,e poi il buio. Il buio. A Manuele gli si aprirono gli occhi tra i suoi ansimi e subito gli apparve alla vista il suo cuscino,la sua stanza...solo un sogno.
venerdì 10 febbraio 2012
gli avvoltoi cadono tra noi
E niente.La gente non sa farsi a fatti suoi.E' attratta dai fatti degli altri come le mosche sono attratte dalla merda o come Paris Hilton è attratta dalla tequila.Non ne possono fare a meno...e questo sarebbe anche passabile...il vero problema è che devono commentare.Loro sì che hanno la soluzione giusta.Snocciolano consigli e prediche come si dispensa il pane la domenica.Perchè loro sì che sanno come funziona.E niente.Uno sfogo.
lunedì 6 febbraio 2012
"Ciao, mi chiamo Eloy Moreno e ti scrivo perché ho pubblicato il mio primo romanzo: “Ricomincio da te”, in un modo un po’ speciale.
Un anno fa ho deciso di essere io stesso a pubblicarlo e a distribuirlo. Per farlo conoscere, riempivo una valigia di libri e andavo con la mia macchina nei paesi vicini alla mia città. Di solito passavo giorni interi in varie librerie e facevo promozione lì, parlando direttamente con i lettori. Visto che non avevo altre possibilità, mi sono messo a farlo conoscere attraverso i social network e internet.
Navigando su Blogger ho visto che ti piace la letteratura, ed è per questo che mi sono permesso di inviarti questa mail.
Dopo un po’ di tempo, finalmente, il 19 gennaio verrà pubblicato in italiano, e per questo approfitto dell’occasione per invitarti a visitare il mio sito: http://www.elboligrafodegelverde.com/?page_id=879
So che non è normale che sia lo scrittore stesso a mettersi in contatto con i lettori, ma ogni tanto bisogna muoversi e cambiare il modo di fare le cose.
Un saluto e grazie per la tua attenzione.
Eloy."
Mi ha contattato così un giovane scrittore,pieno di speranze e forza di volontà.Un giovane scrittore che vuol condividere con altri il suo lavoro,che vuol mostrare al mondo,tramite il suo libro,un pezzo di sè,un pezzo di vita,dei pensieri,con tutti i suoi significati e carichi di emozioni;perchè lo scrivere nasce da un forte desiderio di comunicare,e non leggere è impedire a un mondo di venire alla luce,di toccarci ,di capire.Un libro necessita di essere letto.
Hai tutto il mio sostegno,non scoraggiarti.
Un anno fa ho deciso di essere io stesso a pubblicarlo e a distribuirlo. Per farlo conoscere, riempivo una valigia di libri e andavo con la mia macchina nei paesi vicini alla mia città. Di solito passavo giorni interi in varie librerie e facevo promozione lì, parlando direttamente con i lettori. Visto che non avevo altre possibilità, mi sono messo a farlo conoscere attraverso i social network e internet.
Navigando su Blogger ho visto che ti piace la letteratura, ed è per questo che mi sono permesso di inviarti questa mail.
Dopo un po’ di tempo, finalmente, il 19 gennaio verrà pubblicato in italiano, e per questo approfitto dell’occasione per invitarti a visitare il mio sito: http://www.elboligrafodegelverde.com/?page_id=879
So che non è normale che sia lo scrittore stesso a mettersi in contatto con i lettori, ma ogni tanto bisogna muoversi e cambiare il modo di fare le cose.
Un saluto e grazie per la tua attenzione.
Eloy."
Mi ha contattato così un giovane scrittore,pieno di speranze e forza di volontà.Un giovane scrittore che vuol condividere con altri il suo lavoro,che vuol mostrare al mondo,tramite il suo libro,un pezzo di sè,un pezzo di vita,dei pensieri,con tutti i suoi significati e carichi di emozioni;perchè lo scrivere nasce da un forte desiderio di comunicare,e non leggere è impedire a un mondo di venire alla luce,di toccarci ,di capire.Un libro necessita di essere letto.
Hai tutto il mio sostegno,non scoraggiarti.
Un mio amico appassionato di musica mi ha inviato un suo articolo chiedendomi di pubblicarlo sul mio blog... e io sono ben più che felice di pubblicarlo :)
L’IMPORTANZA DELLA MUSICA
di Simone F.
Ho iniziato ad ascoltare musica grazie ai miei genitori. L’impianto hi-fi del soggiorno era perennemente acceso. Veniva spento solo per ascoltare la radio o alla sera per andare a dormire.
Talvolta la televisione era un peso di troppo ed è comunque comparsa in casa mia soltanto all’inizio degli anni ’90. Nonostante tutto è stata importante lo stesso, perché senza di lei non avrei mai potuto conoscere e apprezzare un cult come i Blues Brothers, da cui la passione per il blues che ho da quando avevo circa dieci anni.
Mia madre mi ha raccontato recentemente che quando avevo un anno ero attirato dal suono (Zucchero in quel periodo andava per la maggiore) che usciva dalle casse.
Il fulcro della vita casalinga era quindi lo stereo. Col tempo le cose sono cambiate ma ricordo che il giradischi durante la mia infanzia era in continuo movimento e senza di esso forse le giornate sarebbe state più “vuote”.
A sette anni ricordo mi colpì una cassetta in allegato con La Repubblica (anno 1994) che faceva parte della collana “L’America del Rock”. Un pezzo di cuore per me perché quei brani mi colpirono, anche per la sequenza con la quale furono scelti. “Un assaggio di 40 minuti” (come si poteva leggere dalla copertina) su cui c’erano in ordine Bill Haley and The Comets, Platters, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis, Sam & Dave, Kingsmen, Beach Boys, Byrds, Jefferson Airplane, Santana, Lou Reed, Talking Heads e REM.
Poi è stata la volta di una cassetta relativa alla soul music, tra cui Otis Redding con una versione di “Respect” e Aretha Franklin con la sua “Chain of Fool”.
Col tempo imparai a maneggiare la puntina del giradischi e posizionare sul piatto il disco, sotto la supervisione di mio padre. D’altronde i vinili e le musicassette erano per la maggior parte tutti suoi.
Da Tracy Chapman a Paul Simon, da Neil Young ai Rolling Stones passando per U2, Pink Floyd, Bruce Springsteen, Joe Jackson, Joan Armatrading, Tom Petty, Bob Marley.
Solo più tardi, quando presi una certa confidenza, iniziai ad ascoltare gli unici 33 giri più hard della collezione rock di mio padre: Very ‘Eavy…Very ‘Umble degli Uriah Heep e For Those About To Rock degli AC/DC, quest’ultimo un regalo di mia madre. Due dischi con cui aveva tentato un approccio al rock più duro che, mi disse, si rivelò fallimentare. Io invece avevo scoperto di apprezzare molto quel genere.
Il mio primo vinile comprato coi risparmi fu Who’s Next mentre il mio primo cd The Song Remains The Same dei Led Zeppelin. Ad essi seguirono in diverso formato quelli di AC/DC, Black Sabbath, Guns N’ Roses, Clash, ZZ Top, Bob Dylan, Jimi Hendrix, Anthrax, Metallica, Alice In Chains, Black Crowes, Litfiba e via dicendo. Continuavo comunque ad ascoltare di tanto in tanto i cd dei miei che mi capitavano a tiro, tra cui Bennato e Ben Harper.
Avevo iniziato a frequentare giovanissimo i negozi di dischi, cantavo e suonicchiavo la chitarra acustica. Non mi sentivo ne mi sento tutt’ora affatto un audiofilo esigente, un alternativo ne tanto meno apparire tale.
Si trattasse di cd o LP per me aveva poca importanza, anche se indubbiamente il suono analogico del vinile è il migliore.
Crescevo tra il calcio, prime avventure amorose, lezioni di canto, le prove con il gruppo e avevo iniziato ad andare ai concerti. Uno dei primi ai quali ho preso parte è stato quello dei Metallica a Padova nel 2004.
Il mio rendimento scolastico nel frattempo non era eccellente, anche a causa della mia passione per la musica. I miei erano perennemente tra il preoccupato e il disperato e le superiori sono durate infatti un anno in più. Questo però non ha impedito che mi iscrivessi, una volta preso il diploma e dopo un anno di servizio civile, all’università.
La musica aveva e ha tutt’ora una sorta di preferenza in me.
Molti sono convinti che il suo ascolto assiduo sia un qualcosa di anormale. Molte persone pensano che chi cerca conforto nella musica lo fa solo perché non sta bene psicologicamente e cerca una scappatoia dalla propria quotidianeità. Lo si considera un mezzo matto.
Ma la passione per la musica mi ha portato a pensare che non è assolutamente così. Magari è proprio senza la musica che certe persone starebbero male. Che non possa, indipendentemente dal fatto che uno stia bene o stia passando un periodo negativo, sostituirsi a niente o nessuno è vero purtroppo.
C’è chi non potrebbe farne a meno e chi vivrebbe senza.
Si tratti di cd, 33 giri o mp3 la musica rappresenta emozioni che seguono lo stato d’animo sia di chi la fà che di chi l’ascolta.
E’ una sorta di filo che lega il musicista all’ascoltatore, il quale può essere più o meno lungo a seconda della sincerità e della trasparenza che li unisce nel loro essere se stessi. Quindi è proprio vero che le tue canzoni restano tali anche se chi le ha fatte talvolta può averti tradito.
In tutta la musica che mi è passata e mi passerà per le orecchie ho capito che in essa c’è un minimo comune denominatore. Forse è troppo banale da dire ma che tu ascolti rock’n roll, blues, soul, country, gospel o heavy metal le sensazioni e le emozioni che ne derivano ti fanno riflettere sulle cose e ho capito che ti danno il giusto ottimismo per affrontare al meglio i problemi della vita quotidiana, riempiendoti quei vuoti che essa può creare. Talvolta basta ascoltare il brano giusto e il buonumore ritorna dopo una giornata storta e faticosa. Mi chiedo allora come potrei vivere completamente senza di essa o con qualcuno che mi dica esattamente quando e come poterla ascoltare.
L’IMPORTANZA DELLA MUSICA
di Simone F.
Ho iniziato ad ascoltare musica grazie ai miei genitori. L’impianto hi-fi del soggiorno era perennemente acceso. Veniva spento solo per ascoltare la radio o alla sera per andare a dormire.
Talvolta la televisione era un peso di troppo ed è comunque comparsa in casa mia soltanto all’inizio degli anni ’90. Nonostante tutto è stata importante lo stesso, perché senza di lei non avrei mai potuto conoscere e apprezzare un cult come i Blues Brothers, da cui la passione per il blues che ho da quando avevo circa dieci anni.
Mia madre mi ha raccontato recentemente che quando avevo un anno ero attirato dal suono (Zucchero in quel periodo andava per la maggiore) che usciva dalle casse.
Il fulcro della vita casalinga era quindi lo stereo. Col tempo le cose sono cambiate ma ricordo che il giradischi durante la mia infanzia era in continuo movimento e senza di esso forse le giornate sarebbe state più “vuote”.
A sette anni ricordo mi colpì una cassetta in allegato con La Repubblica (anno 1994) che faceva parte della collana “L’America del Rock”. Un pezzo di cuore per me perché quei brani mi colpirono, anche per la sequenza con la quale furono scelti. “Un assaggio di 40 minuti” (come si poteva leggere dalla copertina) su cui c’erano in ordine Bill Haley and The Comets, Platters, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis, Sam & Dave, Kingsmen, Beach Boys, Byrds, Jefferson Airplane, Santana, Lou Reed, Talking Heads e REM.
Poi è stata la volta di una cassetta relativa alla soul music, tra cui Otis Redding con una versione di “Respect” e Aretha Franklin con la sua “Chain of Fool”.
Col tempo imparai a maneggiare la puntina del giradischi e posizionare sul piatto il disco, sotto la supervisione di mio padre. D’altronde i vinili e le musicassette erano per la maggior parte tutti suoi.
Da Tracy Chapman a Paul Simon, da Neil Young ai Rolling Stones passando per U2, Pink Floyd, Bruce Springsteen, Joe Jackson, Joan Armatrading, Tom Petty, Bob Marley.
Solo più tardi, quando presi una certa confidenza, iniziai ad ascoltare gli unici 33 giri più hard della collezione rock di mio padre: Very ‘Eavy…Very ‘Umble degli Uriah Heep e For Those About To Rock degli AC/DC, quest’ultimo un regalo di mia madre. Due dischi con cui aveva tentato un approccio al rock più duro che, mi disse, si rivelò fallimentare. Io invece avevo scoperto di apprezzare molto quel genere.
Il mio primo vinile comprato coi risparmi fu Who’s Next mentre il mio primo cd The Song Remains The Same dei Led Zeppelin. Ad essi seguirono in diverso formato quelli di AC/DC, Black Sabbath, Guns N’ Roses, Clash, ZZ Top, Bob Dylan, Jimi Hendrix, Anthrax, Metallica, Alice In Chains, Black Crowes, Litfiba e via dicendo. Continuavo comunque ad ascoltare di tanto in tanto i cd dei miei che mi capitavano a tiro, tra cui Bennato e Ben Harper.
Avevo iniziato a frequentare giovanissimo i negozi di dischi, cantavo e suonicchiavo la chitarra acustica. Non mi sentivo ne mi sento tutt’ora affatto un audiofilo esigente, un alternativo ne tanto meno apparire tale.
Si trattasse di cd o LP per me aveva poca importanza, anche se indubbiamente il suono analogico del vinile è il migliore.
Crescevo tra il calcio, prime avventure amorose, lezioni di canto, le prove con il gruppo e avevo iniziato ad andare ai concerti. Uno dei primi ai quali ho preso parte è stato quello dei Metallica a Padova nel 2004.
Il mio rendimento scolastico nel frattempo non era eccellente, anche a causa della mia passione per la musica. I miei erano perennemente tra il preoccupato e il disperato e le superiori sono durate infatti un anno in più. Questo però non ha impedito che mi iscrivessi, una volta preso il diploma e dopo un anno di servizio civile, all’università.
La musica aveva e ha tutt’ora una sorta di preferenza in me.
Molti sono convinti che il suo ascolto assiduo sia un qualcosa di anormale. Molte persone pensano che chi cerca conforto nella musica lo fa solo perché non sta bene psicologicamente e cerca una scappatoia dalla propria quotidianeità. Lo si considera un mezzo matto.
Ma la passione per la musica mi ha portato a pensare che non è assolutamente così. Magari è proprio senza la musica che certe persone starebbero male. Che non possa, indipendentemente dal fatto che uno stia bene o stia passando un periodo negativo, sostituirsi a niente o nessuno è vero purtroppo.
C’è chi non potrebbe farne a meno e chi vivrebbe senza.
Si tratti di cd, 33 giri o mp3 la musica rappresenta emozioni che seguono lo stato d’animo sia di chi la fà che di chi l’ascolta.
E’ una sorta di filo che lega il musicista all’ascoltatore, il quale può essere più o meno lungo a seconda della sincerità e della trasparenza che li unisce nel loro essere se stessi. Quindi è proprio vero che le tue canzoni restano tali anche se chi le ha fatte talvolta può averti tradito.
In tutta la musica che mi è passata e mi passerà per le orecchie ho capito che in essa c’è un minimo comune denominatore. Forse è troppo banale da dire ma che tu ascolti rock’n roll, blues, soul, country, gospel o heavy metal le sensazioni e le emozioni che ne derivano ti fanno riflettere sulle cose e ho capito che ti danno il giusto ottimismo per affrontare al meglio i problemi della vita quotidiana, riempiendoti quei vuoti che essa può creare. Talvolta basta ascoltare il brano giusto e il buonumore ritorna dopo una giornata storta e faticosa. Mi chiedo allora come potrei vivere completamente senza di essa o con qualcuno che mi dica esattamente quando e come poterla ascoltare.
sabato 4 febbraio 2012
Sacchetto
Un altro racconto scritto l'anno scorso...prometto di pubblicarne di freschi prossiamente :)
Paco tirò fuori dalla giacca le chiavi di casa e,dopo aver scelto la chiave giusta reggendosi con una mano poggiata sulla porta,tentò varie volte di infilare la chiave nella serratura bestemmiando a bassa voce,sentendo uno sbalzo in avanti quando la porta si aprì sotto di lui dopo tre giri di vite e gli diede il benvenuto un'odore di chiuso mischiato a un 'odore rancido di cibo cinese lasciato fuori dal frigo,reso ancora più pesante dall'aria seccata dai termosifoni. Sbattè la porta,svivolò la mano sull'interruttore e si sfilò le converse poggiandosi la punta di una scarpa sul tallone di un'altra 'lanciandole a casaccio con uno slancio delle gambe,incespicando e barcollando:si sedette a peso morto su un ammasso di vecchi libri , fascicoli e dispense mai letti le quali erano le uniche cose dei suoi vecchi mobili che non era riuscito a vendere,che nella forma richiamava grazie a una zona concava e ricoperta con una coperta e due cuscini sudici una poltrona,e tremando in piccoli spasmi e congelando a causa del suo stesso sudore freddo cercò a tentoni il telecomando ,facendoselo scivolare tra le mani con movimenti spastici delle dita e con esso accese la TV lasciata accasciata direttamente sul pavimento. Si sintonizzò su MTV e dopo essersi ripreso dal breve urto causato dalla rottura del silenzio a causa di una musica ritmata che gli fece fischiare le orecchie si incantò su un classico video rap,”la classica negrata dove tette e culi di ragazze mulatte vengono sbattuti in faccia gratuitamente,tette e culi a manciate”pensò Paco in un breve momento di lucidità ,scandalizzandosi del fluire rapito di un'idea lineare in quel mare nebbioso della sua mente “e dove macchinone parche che consumano 80 euro a chilometro saltellano su ruote da fuoristrada mentre quegli stronzi vestiti da schifo con catenoni d'oro molto sobri cantano quanto loro siano ricchi e fighi alla faccia tua ”.Dopo quel breve momento in cui erano subentrati dei pensieri logici si sentì di nuovo sprofondare in una foschia confusa e nauseante che gli stringeva lo stomaco e riusciva a seguire il video solo per fotogrammi come se si inceppasse la TV in continuazione facendogli sopraggiungere la musica e le immagini a scatti e in ritardo,facendo fatica a tenere il filo logico,a capire e codificare le immagini ,e il suo mal di testa era accentuato dal fetore proveniente dai rifiuti vari sparsi vicino ai suoi piedi,di vaschette di alluminio e dei sacchetti di plastica sporchi di liquidi di cibo d'asporto cinese .Annaspando e soffocando un rigurgito acido Paco incominciò a tastare con la destra tra i i dislivelli e i cunicoli tra i libri ammassati ,spalmato mezzo per terra e mezzo sulla poltrona,finchè non trovò il tocco di fumo e il resto del necessario:”una canna per dormire ,una cazzo di dormita,eh si non ci crede nessuno che riesco a farmi una cazzo di dormita decente ,eh si sto cazzo che riesco a farmi una dormita....”dopo aver formulato questo pensiero ricadde nel limbo della coscienza dove il mondo circostante passava senza sfiorarlo e,ripresosi,gli parve che fosse passato un'eternità e le luci opache della televisione che proiettavano dietro di sé ombre lunghissime e grottesche che si arrampicavano sulle pareti lo ricoprivano vibrando sul suo corpo in un susseguirsi di colori e suoni fiochi e,man mano che prendeva coscienza del suo corpo,stringendo in uno spasmo le mani sentì che aveva ancora il fumo e le cartine nel suo palmo. Dopo che ebbe tirato fuori dalla tasca dietro dei jeans le sigarette e l'accendino si preparò il personal con le mani tremanti,bruciandosi spesso i polpastrelli facendo cadere spesso il materiale e raccattandolo dal pavimento dopo averlo strisciato nella polvere che si annidava vicino alla poltrona, e dopo aver finito se lo accese e iniziò a boccheggiare e a spargere il fumo per tutta la stanza il quale filtrava la debole luce che segnava i margini scuri delle cose.Paco si perdeva in sé stesso come se lui e quella stanza non si appartenessero,e sentendosi sempre più ad ogni boccata la mente che si inceppava e si incastrava su sé stessa facendo roteare pensieri che apparivano nel loro pieno delirio in sprazzi di lucidità sempre più disperati. Ad un tratto notò che era apparsa ai suoi piedi una strana figura confusa che lo attraeva e lo terrorizzava, e dopo essersi concentrato a lungo su di essa per decifrarla gli apparve in tutta chiarezza un volto raccapricciante,una maschera di scream aperta in un urlo disperato che dilatava il volto di un bianco trasparente;Pacò sentì l'angoscia crescere dentro di lui immobilizzandolo,e quanto la stretta al cuore divenne insopportabile cacciò una serie di urletti nervosi e scosse con un piede quell'apparizione grottesca che produsse un soffio crudele di fruscio di plastica ,indietreggiando sulla poltrona sgambettando istericamente. Chiuse gli occhi,riprendendosi dalla paura e tirando un sospiro di sollievo,ma quando li riaprì vide per terra un ammasso bianco riformare grazie alle ombre gettate dall'unica fonte di luce della sala un urlo di Munch e con un grido misto di rabbia e terrore schiacciò di nuovo col piede la faccia con forza,schiacciandola con il tallone come se si trattasse di un insetto,e dopo aver intravisto smettendo per un attimo la lotta intrapresa che si stava riformando di nuovo egli la calciò via con forza lontano da sé,lottando contro il suo appiccicarsi in maniera elettrostatica al suo piede e sfidando nel lanciarla la sua leggerezza che la faceva volteggiare dolcemente nell'aria cadendo lentamente con movimenti ampi ed oscillatori,e con un ultimo calcio ben assestato essa fece un balzo dietro la TV;Paco era salvo,ora poteva finalmente rilassarsi e seguire i video musicali che si proiettavano sul pavimento,in un dormiveglia comatoso.
mercoledì 11 gennaio 2012
sabato 7 gennaio 2012
Ho scritto questo racconto più di un anno fa...e non mi ci ritrovo più molto...ammetto in maniera poco umile che è scritto bene,però non mi ci ritrovo...mi ricordo che al tempo avevo appena scoperto Irvine Welsh ,ne ero diventata fissata e avevo cercato di emularlo....invano...lo stile colloquiale da getto di Welsh è difficilissimo da scrivere,e i suoi personaggi sono unici,e sono loro che trascinano la storia.Avevo deciso di scrivere qualcosa sullo stesso tema dei suoi libri(droga,ragazzi sbandati...),di descivere immagini simili,ma non ne ho la capacità,nè le fonti nè un vero interesse:scriverei solo scemenze.Mi ricordo che all'epoca avevo scoperto anche Palahniuck, e le sue tematiche,il suo stile mi avevano presa...ma direi che non è facile imitarlo:). Ve lo propongo lo stesso,perchè alla fine è divertente :)
La testa di Manuele ciondolava come se fosse vuota,senza nessun pensiero ,sullo schienale del sedile posteriore,mentre il rumore del motore attutito e delle ruote che sfrecciavano sull'asfalto faceva da sottofondo ai fischi che rimbombavano nella sua testa. Le due sciaquette sedute accanto a lui urlavano a sguarciagola,perforandogli i timpani ,e il senso delle loro grida gli giungeva in ritardo e al ralenti a causa del suo cervello che incespicava nell'alcool e in altre sostanze pscicotrope.”Voliamoooo,voliamooooo,uhhhhh!!!”,mentre una musica sparata dalla radio ritmata e piena di bassi gli acuiva il mal di testa martellante. La sua mente ebbe uno spasmo di lucidità che si stagliò luminoso ed onnipotente nella sua mente,che gli aveva fatto pensare a quanto quelle ragazze fossero unbriache perse e che stavano andando troppo veloce,troppo in un rapido colpo d'occhio gettato fuori dal finestrino dove vide le luci dei lampioni sfrecciare in una striscia sintetica di luce riflettendosi nei vetri appannati ,soffocata dalle grida strascicate delle ragazze le quali acuivano la sensazione acida di vomito che teneva stretta in gola.Il suo cervello,dopo quel flash di pensiero logico,sentii che stava ripiombando nel vuoto causato dall'alcool e cercò di aggrapparsi il più possibile alla lucidità per poi ricadere di nuovo in quella nebbia confusa e torbida,raggiunto solo dal rumore lontano delle grida euforiche e della macchina. Sensazione di acido e di bruciore in gola dopo un violento spasmo allo stomaco che l'aveva piegato in avanti,presa di coscienza subitanea di essere sporchi di vomito ,gridolini femminili schifati. Si ferma d'improvviso il moto della macchina,facendo sbattere il suo corpo prima in davanti e poi indietro,la voce famigliare del suo amico Pallo,quella voce rassicurante che gli chiede con tono preoccupato:”oh tutto bene?”Un flash di lucidità,ommioddio,doveva rispodere,devo tranquillizzarlo...tirò fuori dalla gola infiammata dagli acidi gastrici un filo d'aria cercando di sollevare leggermente la testa dalla portiera”sì...sì...”guarda come sono conciato,pensò,sono proprio messo da schifo,cazzo....cazzo..... Di nuovo sprofondò nell'abisso nel quale il mondo esterno gli appariva sfocato ed accecante,rigurgito,la macchina ferma ,due mani che lo brancano sotto le ascelle e lo trascinano fuori,sente di essere afferrato per i piedi e di volteggiare in aria,lo mollano su un pratino pungente e fresco di rugiada mentre gli altri cercano di parlargli,ma i movimenti della loro bocca mandano fuori solo suoni torbidi che si disperdono nell'aria,una rapida presa di coscienza di sé seguita da un rapido tentativo di parlare,di risollevarsi ,ma dopo un vano tentativo tremolante seguito da spasmi ricrollò a terra,inghiottito dall'erba. Si riposò sul tappeto umido di rugiada,come se portasse addosso una stanchezza vecchia di secoli.La musica usciva leggera e chiara dalla macchina che pervadeva l'aria e l'animo rassenerato di Paco. “Dai,su,ritorniamo a casa che è stata una notte lunga!”giunse la voce del suo amico sul suo letto fresco e verde. Paco si sentì di nuovo sorretto dal suo amico ,quasi come se stesse volteggiando nell'aria,seguito da dietro dai ridolini di scherno delle ragazzine,fino a che il tessuto sintetico del sedile della macchina non lo avvolse,fresco ed appiccicoso,ed il movimento della macchina non lo cullò. La sua testa cadde sul petto ,e si ritrovò a fissare il pavimento:un oggetto indefinito ,spinto lentamente da sotto il sedile,grigia che oscillava producendo un leggerissimo rumore metallico,luccicando quando veniva colpida da una striscia di luce pallida ,,con un piccolo buco a forma di goccia che concentrava dentro di sé il buio. Paco incominciò a fissare con forza la cosa fino a ridefinirla e farla propria,e nel concentrarsi su di essa gli apparve un essere grosso,grigio il quale faceva scintillare nella penombra una fila di denti aguzzi ,gli apparve all'improvviso un mostro preistorico cieco,un incrocio grigio e brillante tra un mollusco ed una serpe che si muoveva oscillando senz'ossa,lucido e crudele,ed ogni villo intestinale,ogni pelo dell'epidermide gli si drizzò a tale vista,e vedendo che il serpente antico si muoveva tremando per avvicinarsi sempre più a lui,alla sua gamba,atterrito,incominciò a schiacciarlo:il mostro si accartocciò sotto il suo piede emettendo un suono secco e metallico seguito dal suo urlo,si sentì sobbalzare avanti e nel moto vide l'essere rotolare in avanti ,rifugiandosi nell'antro da cui era venuto,inghiottito dal buio.
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