Un campo,uno stralcio di verde e colline scure che appariva da dietro una casa,il buio di una notte limpida che si stendeva come un manto delicato sul panorama,come un velo,sfumando i margini dei fili d'erba e dei colli accarezzati da una brezza leggera ,un sentiero di ghiaia e polvere bloccata da una staccionata ,inghiottito dai fili d'erba fino a perdersi nel campo;la vista delle colline percorse dal vento che le faceva oscillare rendendole vive ,e nel passare tra i loro fili d'erba esso produceva un lieve rumore facendo dipanare da esse un tenue respiro,un ansimo che la richiamava a sé,mentre nell'aria si propagava lo stridio dei grilli. Si avvicinò a quello spazio libero pestando i ciottoli della stradina,sollevando leggermente la polvere e scavalcò il recinto arrugginito ,ritrovandosi a pestare un terreno pieno di zolle dure frastagliate di verde le quali si sbriciolavano sotto i suoi piedi, ed al suono dei suoi passi gli insetti annidati nel campo iniziarono a scappare alla rinfusa ,scavalcandosi l'uno con l'altro. Salì su una collinetta affondando il piede nella terra umida,scivolando leggermente nella salita fino a giungere in cima dalla quale si scorgeva sulla destra in lontananza l'inizio di un folto bosco. Un sibilo basso impregnò l'aria ,ed una striscia nera attorcigliata su sé stessa riflettè sulla pelle la luce lunare in un movimento fluido e lento vicino ai piedi di Mary;una biscia troppo intorpidita per scappare. Mary incominciò a correre verso il bosco,impressionata e spaventata,facendo vibrare il terreno , sentendosi gettata nella corsa verso il basso in un volo,fino a raggiungere il limite segnato dagli alberi,i quali frusciavano leggermente nella brezza le chiome,muovendosi all'unisono. Entrò nella foresta ,perdendo sempre più ad ogni passo la tenue luce del cielo,e man mano che si addentrava nel buio ella perdeva sempre più i margini delle cose,ed i tronchi ed il terreno venivano inghiottiti da esso,rallentando sempre più la sua corsa cieca nello sbattere contro i tronchi e nell'inciampare tra arbusti e radici fino a farla procedere a tentoni,con le mani protese in avanti per sentire gli alberi per un tempo che le parve infinito. Mentre proseguiva ella era accompagnata ed aiutata solo dal ruvido della corteccia che le scivolava sotto i palmi delle sue mani,intervallato dal vuoto,in un silenzio immanente rotto solo dal fruscio dal rumore delle foglie secche pestate. Il fruscio del vento venne per rompere quel silenzio tombale passando attraverso le foglie ed i rami chiusi in un intreccio fitto sopra la sua testa .Camminò per quel modo cieco per un'eternità,finchè non le parve che la foresta non le si chiudesse addosso,imprigionandola,in un sentire perpetuo del tatto del legno.Poi ci fu solo buio,per quanto riuscì a ricordare,e poi la sua camera da letto.
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