Maria fu sottratta dal torpore dell'ultimo sonno dal suono della sveglia;il freddo che si spargeva per la sua camera la faceva desistere dall'alzarsi,sentendosi coperta dal lieve torpore delle coperte scaldate con il lieve calore del suo corpo;per lei alzarsi la mattina era una lotta con sé stessa che doveva affrontare e vincere ogni giorno,incatenata al letto dall'indifferenza e dal tedio che gli assopiva l'anima e le sedava il cervello ed i nervi,facendole diventare ogni gesto difficilissimo,un tedio che trascinava nel torpore del letto o del divano interi pomeriggi e giorni,in un grigiore senza tempo. Maria aveva come l'impressione di rompere,con l'infrangere dell'ultimo spiraglio di sonno,uno spazio sacro,l'unico momento che contava in tutta la sua vita ed in cui poteva essere sé stessa,in cui trovava un'illusione di pace e serenità primitive,rotte dal delinearsi lento dei margini delle cose. Aveva come la sensazione che oltre quel torpore e quella noia sonnolenta indotta dal piumone ci fosse solo un universo che la poteva soltanto annoiare e stancare,in cui tutto e tutti sarebbero passati senza sfiorarla buttati via con il prossimo sonno,in un lungo atro incolore ed insapore in cui non succedeva mai niente e toccava veramente nessuno. Oltre le coperte il buio ormai tenue che ha finito di spaventare mostrando solo le forme sfocate di oggetti già conosciuti ed immobili,fissati nella loro rigidità,lasciò spazio ad una leggerissima luce di un mattino d'inverno che entrava dalla tapparella lasciata alzata. Con l'alzarsi della temperatura corporea che cresceva sempre di più e con la presa di coscienza del proprio essere Maria sentì lo stimolo della pipì,la quale la costrinse ad alzarsi dal letto scivolando fuori dalle coperte lentamente,scoprendosi piano e buttando coraggiosamente un piede dopo l'altro al freddo. Si issò in piedi muovendosi lentamente e barcollando verso il tavolo vicino alla finestra,appoggiandosi ad esso sentendo la vista oscurarsi tra lampi di luce colorata che gli passavano davanti alle palpebre strizzate mentre le orecchie le fischiavano fortissimo a causa di un calo di pressione .Dopo che ebbe ripreso coscienza di sé prese una felpa verde ed un paio di jeans dall'ammasso di vestiti accatastati sul tavolo uno sopra l'altro in un groviglio di tessuti e colori diversi,ingrigiti dalla prima luce nebbiosa d'inverno.Si spogliò in camera sua,per non svegliare i suoi genitori ,con gesti lenti ed intirizziti. La luce dalla finestra stava cambiando di nuovo,incominciando a delineare i margini dei tetti in una nebbia gelida,ed una striscia d'arancione vivo si stagliava nel cielo plumbeo,come una ferita profonda. Maria guardò fuori dalla finestra avvicinando il viso al vetro,appannandolo leggermente ;un battito di ciglia,lo sguardo gettato leggermente verso il basso,e vide ,nella finestra di fronte un profilo scuro di uomo,un ombra viva, con il volto rivolto verso di lei .I loro sguardi si incrociarono per un istante,una visione di un secondo di uno sguardo buio e cieco nella penombra,ed una tenda bianca li divise coprendo la bocca di lui tesa in un ghigno di spavento. Maria sentì una leggerissima stretta al cuore,un battito lieve,come se una corda di chitarra fosse stata fatta vibrare da lontano,perdendosi nel silenzio,espandendolo fino a diventare immobile,infinito,cosciente.
Nessun commento:
Posta un commento