Era appena uscito dal dormiveglia con la testa indolenzita e confusa,con le coperte sporche e umide di sudore che gli coprivano solo le gambe,lasciandogli il petto scavato esposto al freddo,con le costole indolenzite e la pelle tesa,;era finito in quel letto svestito senza sapere come era finito lì e la finestra,rimasta aperta tutta la notte,aveva riempito la stanza di aria gelida di un mattino d'inverno che stava appena spuntando che gli aveva impastato di muco e di umidità i polmoni,ed ad ogni respiro che li trapassava essi mandavano fuori un suono rauco che indolenziva la gola e la lingua secca ed impastata ,sdraiato in una fievole penombra dove a malapena si riconoscevano le cose ,e la sua testa pulsava in modo doloroso a causa di un odore rivoltante di vomito che si addensava sotto il suo naso ,denso ed incrostato sulla federa e sulle lenzuola,riempiendo tutta la camera. Alzò leggermente la testa raggrumando e comprimendo il cuscino fetido ed appicicaticcio,e gli sembrò che un emisfero del cervello traballasse nella sua scatola cranica ,come se si fosse staccato dal resto del sistema nervoso e fosse diventato soltanto un ammasso gelatinoso ed ingombrante ;poteva sentire gli ormai inutili filamenti che lo legavano insieme al resto i quali lo rendevano una volta un organo funzionante sfilacciarsi ,facendolo accasciare sul fondo dell'osso cranico,dimezzando così una parte dei suoi pensieri che si raggrumavano su sé stessi e uscendo allo scoperto rotti e senza logica .Dal dolore soffocato dalla nausea nacque uno stato d'allerta ,con il battito cardiaco che lentamente accellerava e gli riempiva la testa e le orecchie tese e sensibili ad ogni più lieve rumore. Iniziò a percepire che c'era qualcuno dall'altra parte della porta socchiusa,il quale si mostrava come un raggrumato di buio più denso che in qualche modo lo scrutava da quel sottile spiraglio,come se stesse aspettando,e gli sembrò che i muri e i mobili convergessero su di lui. Rimase in allerta per un tempo che gli parve infinito in attesa di qualcosa,in attesa di vedere aprirsi la porta e vedere la presenza fiondargli addosso,e i battiti del suo cuore gli indolenzivano ormai il petto,riempiendogli le orecchie con il suo respiro sincopato. Lo stato d'allarme era diventato insostenibile,e pian piano rallentò il respiro,e si guardò il corpo,sentendosi una strana sensazione addosso,simile al prurito che diventava sempre più insopportabile e simile al dolore:la pelle incominciò a lacerarsi,come se si stessero dilatando a dismisura i pori,spinti da sotto da qualcosa che premeva di uscire. Si intravedevano sotto gli scorci di pelle,piccoli esserini neri che si agitavano nel tentativo di uscire,alcuni mettendo prima fuori le zampette lunghe e sottili cercando con esse di svincolarsi e di allargare il buco agitandole furiosamente in aria,altri mettendo prima fuori il muso graffiando le pareti nel tentativo di spingere fuori ,oltre che la testa,anche tutto il corpo,e una volta riusciti nell'intento alcuni iniziarono a sgattaiolare lungo l'addome del ragazzo. Paco inghiottì una grossa quantità d'aria dallo spavento,ed in preda a una paura folle e cieca iniziò a schiacciare le bestie con le dita ,soffrendo per ogni suo movimento che gli procurava come conseguenza fischi acutissimi che gli perforavano le orecchie,i quali a loro volta scalfivano come un punteruolo la parte sana del cervello tra ansimi e tensioni insostenibili che si diradavano in tutto il corpo,rendendolo un fascio di nervi dolorante,e facendo tremare l'avambraccio .Si riempì il busto del suo respiro affannoso,ogni suo soffio incespante e ogni sua accellerazione cardiaca sembrava dovesse fargli esplodere un'arteria cerebrale che pulsava con forza o una bolla formatasi nella parte destra del cervello che cresceva sempre di più,attanagliandolo in una sofferenza insostenibile mentre gli scarafaggi gli straziavano le membra uscendo da lui sempre più numerosi girovagando tra le lenzuola;sentiva il corpo straziato,ormai aveva capito che avevano vinto loro,e voci umane ed incomprensibili giravano per la casa intromettendosi piano tra i fischi che lo tediavano prima sussurrando,poi parlando sempre più a voce alta fino ad urlare avvicinandosi sempre più fino ad appoggiarsi sul suo cuscino,fino ad entrargli nel cranio,inasprendo gli stridori nelle orecchie .La marea nera lo stava sommergendo lasciando di lui solo un ricordo di quel che era,e le pareti gli precipitarono addosso,inghiottendolo.
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