giovedì 29 dicembre 2011

film visti di recente :)

Ultimamente,avendo molto tempo libero,mi sono vista parecchi film interessanti,alcuni dei quali volevo vedere da tempo.Li ho presi quasi tutti in biblioteca Panizzi,sono capitata nella sezione dvd in cerca di un film introvabile in rete(Zhang Yimou,"Sorgo Rosso"),e devo dire che mi sono trovata benissimo,anche perchè il mio portatile ha uno schermo minuscolo e i film non sarebbero stati  condivisibili con altri :).Sono tutti caldamente consigliati . Per le trame cliccate sui link ;)Ve ne faccio un elenco con i link dello streaming:

1)"Viale del tramonto" Billy Wilder

http://www.cineblog01.com/viale-del-tramonto-bn-1950/

2)"Psycho" di Alfred Hitchcock

http://www.cineblog01.com/psycho-bn-1960/

3)"Gli uccelli" di Alfred Hitchcock

http://www.cineblog01.com/gli-uccelli-1963/

4)"The prestige"di  Christopher Nolan visto in televisione,ma reperibile anche in biblioteca

http://www.cineblog01.com/the-prestige-2006/

5)"Chocolat"

http://www.cineblog01.com/chocolat-2000/

6)"Fuga da alcatraz" di Don Siegel me l'hanno regalato,quindi non so se è reperibile in biblioteca...imperdiile comunque,con un  Clint Eastwood più espressivo che mai senza cappello:)

http://www.cineblog01.com/fuga-da-alcatraz-1979/

7)"Master and Commander" di Peter Weird l'ho rivisto volentieri :)

http://www.cineblog01.com/master-commander-sfida-ai-confini-del-mare-2003/

8)"i 400 colpi" di François Truffaut

http://www.cineblog01.com/i-quattrocento-colpi-bn-1959/

9)"l'armata delle tenebre" di Sam Raimi (!!!!!!!) un film che ti apre la mente lol

http://www.cineblog01.com/larmata-delle-tenebre-1993/

10)"Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere" di Woody Allen
http://www.cineblog01.com/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sul-sesso-ma-non-avete-mai-osato-chiedere-1972/

domenica 18 dicembre 2011

Maria fu sottratta dal torpore dell'ultimo sonno dal suono della sveglia;il freddo che si spargeva per la sua camera la faceva desistere dall'alzarsi,sentendosi coperta dal lieve torpore delle coperte scaldate con il lieve calore del suo corpo;per lei alzarsi la mattina era una lotta con sé stessa che doveva affrontare e vincere ogni giorno,incatenata al letto dall'indifferenza e dal tedio che gli assopiva l'anima e le sedava il cervello ed i nervi,facendole diventare ogni gesto difficilissimo,un tedio che trascinava nel torpore del letto o del divano interi pomeriggi e giorni,in un grigiore senza tempo. Maria aveva come l'impressione di rompere,con l'infrangere dell'ultimo spiraglio di sonno,uno spazio sacro,l'unico momento che contava in tutta la sua vita ed in cui poteva essere sé stessa,in cui trovava un'illusione di pace e serenità primitive,rotte dal delinearsi lento dei margini delle cose. Aveva come la sensazione che oltre quel torpore e quella noia sonnolenta indotta dal piumone ci fosse solo un universo che la poteva soltanto annoiare e stancare,in cui tutto e tutti sarebbero passati senza sfiorarla buttati via con il prossimo sonno,in un lungo atro incolore ed insapore in cui non succedeva mai niente e toccava veramente nessuno. Oltre le coperte il buio ormai tenue che ha finito di spaventare mostrando solo le forme sfocate di oggetti già conosciuti ed immobili,fissati nella loro rigidità,lasciò spazio ad una leggerissima luce di un mattino d'inverno che entrava dalla tapparella lasciata alzata. Con l'alzarsi della temperatura corporea che cresceva sempre di più e con la presa di coscienza del proprio essere Maria sentì lo stimolo della pipì,la quale la costrinse ad alzarsi dal letto scivolando fuori dalle coperte lentamente,scoprendosi piano e buttando coraggiosamente un piede dopo l'altro al freddo. Si issò in piedi muovendosi lentamente e barcollando verso il tavolo vicino alla finestra,appoggiandosi ad esso sentendo la vista oscurarsi tra lampi di luce colorata che gli passavano davanti alle palpebre strizzate mentre le orecchie le fischiavano fortissimo a causa di un calo di pressione .Dopo che ebbe ripreso coscienza di sé prese una felpa verde ed un paio di jeans dall'ammasso di vestiti accatastati sul tavolo uno sopra l'altro in un groviglio di tessuti e colori diversi,ingrigiti dalla prima luce nebbiosa d'inverno.Si spogliò in camera sua,per non svegliare i suoi genitori ,con gesti lenti ed intirizziti. La luce dalla finestra stava cambiando di nuovo,incominciando a delineare i margini dei tetti in una nebbia gelida,ed una striscia d'arancione vivo si stagliava nel cielo plumbeo,come una ferita profonda. Maria guardò fuori dalla finestra avvicinando il viso al vetro,appannandolo leggermente ;un battito di ciglia,lo sguardo gettato leggermente verso il basso,e vide ,nella finestra di fronte un profilo scuro di uomo,un ombra viva, con il volto rivolto verso di lei .I loro sguardi si incrociarono per un istante,una visione di un secondo di uno sguardo buio e cieco nella penombra,ed una tenda bianca li divise coprendo la bocca di lui tesa in un ghigno di spavento. Maria sentì una leggerissima stretta al cuore,un battito lieve,come se una corda di chitarra fosse stata fatta vibrare da lontano,perdendosi nel silenzio,espandendolo fino a diventare immobile,infinito,cosciente.

venerdì 2 dicembre 2011

Scarafaggi

Era appena uscito dal dormiveglia con la testa indolenzita e confusa,con le coperte sporche e umide di sudore che gli coprivano solo le gambe,lasciandogli il petto scavato esposto al freddo,con le costole indolenzite e la pelle tesa,;era finito in quel letto svestito senza sapere come era finito lì e la finestra,rimasta aperta tutta la notte,aveva riempito la stanza di aria gelida di un mattino d'inverno che stava appena spuntando che gli aveva impastato di muco e di umidità i polmoni,ed ad ogni respiro che li trapassava essi mandavano fuori un suono rauco che indolenziva la gola e la lingua secca ed impastata ,sdraiato in una fievole penombra dove a malapena si riconoscevano le cose ,e la sua testa pulsava in modo doloroso a causa di un odore rivoltante di vomito che si addensava sotto il suo naso ,denso ed incrostato sulla federa e sulle lenzuola,riempiendo tutta la camera. Alzò leggermente la testa raggrumando e comprimendo il cuscino fetido ed appicicaticcio,e gli sembrò che un emisfero del cervello traballasse nella sua scatola cranica ,come se si fosse staccato dal resto del sistema nervoso e fosse diventato soltanto un ammasso gelatinoso ed ingombrante ;poteva sentire gli ormai inutili filamenti che lo legavano insieme al resto i quali lo rendevano una volta un organo funzionante sfilacciarsi ,facendolo accasciare sul fondo dell'osso cranico,dimezzando così una parte dei suoi pensieri che si raggrumavano su sé stessi e uscendo allo scoperto rotti e senza logica .Dal dolore soffocato dalla nausea nacque uno stato d'allerta ,con il battito cardiaco che lentamente accellerava e gli riempiva la testa e le orecchie tese e sensibili ad ogni più lieve rumore. Iniziò a percepire che c'era qualcuno dall'altra parte della porta socchiusa,il quale si mostrava come un raggrumato di buio più denso che in qualche modo lo scrutava da quel sottile spiraglio,come se stesse aspettando,e gli sembrò che i muri e i mobili convergessero su di lui. Rimase in allerta per un tempo che gli parve infinito in attesa di qualcosa,in attesa di vedere aprirsi la porta e vedere la presenza fiondargli addosso,e i battiti del suo cuore gli indolenzivano ormai il petto,riempiendogli le orecchie con il suo respiro sincopato. Lo stato d'allarme era diventato insostenibile,e pian piano rallentò il respiro,e si guardò il corpo,sentendosi una strana sensazione addosso,simile al prurito che diventava sempre più insopportabile e simile al dolore:la pelle incominciò a lacerarsi,come se si stessero dilatando a dismisura i pori,spinti da sotto da qualcosa che premeva di uscire. Si intravedevano sotto gli scorci di pelle,piccoli esserini neri che si agitavano nel tentativo di uscire,alcuni mettendo prima fuori le zampette lunghe e sottili cercando con esse di svincolarsi e di allargare il buco agitandole furiosamente in aria,altri mettendo prima fuori il muso graffiando le pareti nel tentativo di spingere fuori ,oltre che la testa,anche tutto il corpo,e una volta riusciti nell'intento alcuni iniziarono a sgattaiolare lungo l'addome del ragazzo. Paco inghiottì una grossa quantità d'aria dallo spavento,ed in preda a una paura folle e cieca iniziò a schiacciare le bestie con le dita ,soffrendo per ogni suo movimento che gli procurava come conseguenza fischi acutissimi che gli perforavano le orecchie,i quali a loro volta scalfivano come un punteruolo la parte sana del cervello tra ansimi e tensioni insostenibili che si diradavano in tutto il corpo,rendendolo un fascio di nervi dolorante,e facendo tremare l'avambraccio .Si riempì il busto del suo respiro affannoso,ogni suo soffio incespante e ogni sua accellerazione cardiaca sembrava dovesse fargli esplodere un'arteria cerebrale che pulsava con forza o una bolla formatasi nella parte destra del cervello che cresceva sempre di più,attanagliandolo in una sofferenza insostenibile mentre gli scarafaggi gli straziavano le membra uscendo da lui sempre più numerosi girovagando tra le lenzuola;sentiva il corpo straziato,ormai aveva capito che avevano vinto loro,e voci umane ed incomprensibili giravano per la casa intromettendosi piano tra i fischi che lo tediavano prima sussurrando,poi parlando sempre più a voce alta fino ad urlare avvicinandosi sempre più fino ad appoggiarsi sul suo cuscino,fino ad entrargli nel cranio,inasprendo gli stridori nelle orecchie .La marea nera lo stava sommergendo lasciando di lui solo un ricordo di quel che era,e le pareti gli precipitarono addosso,inghiottendolo.

domenica 20 novembre 2011

Marco era il suo migliore amico,lo era da sempre,lo era da quando poteva ricordare. Era sempre lì con lei,era con lei in tutti i suoi giochi,appena lo chiamava egli accorreva da lei con un sorriso,e la sera si sdraiava di fianco a lei nel lettino aderendo contro la sua schiena riscaldandola con il suo calore ,ed aveva sempre una carezza per lei. Se lo ricordava di fianco a lei nelle passeggiate nel parco mentre chiacchieravano allegramente insieme,forse il suo primo ricordo in assoluto: Maria non si ricordava cosa si dicevano,ma poteva vedere ancora nitidamente quei momenti ,come un filmato senza audio impresso di una luce intensa che sfocava i contorni ,se si sforzava di scavare nella memoria poteva vedere ancora il suo profilo,il suo faccino lentigginoso e i suoi capelli castano chiari spettinati,e il suo nasino all'insù e il suo pallore che si stagliava contro il verde e il giallo dell'erba secca della collinetta del parco dove era solita trascorrere i tardi pomeriggi.
Se si concentrava su quel ricordo poteva afferrare dei rumori di quel passato,dei suoni delle loro voci infantili che riecheggiavano senza significato;si ricordava la faccia dei passanti,la faccia dei grandi lì vicino che li osservavano stupiti,come se fossero dei fantasmi,o con sguardo pietoso come se avessero una strana malattia addosso dal momento che per loro,credeva Maria,era inaccettabile che la gente si divertisse in quel modo così sfacciato,o forse perchè erano invidiosi della loro amicizia e dal fatto di essere esclusi dal loro piccolo mondo .Un ammasso di ricordi si dipanava nella mente nello scavare in profondità: gli veniva in mente la sua sua faccina triste e preoccupata,i suoi impacciati e teneri tentativi di consolarla dopo che gli altri bambini l'avevano derisa dandole della matta creando un cerchio immaginario con i loro indici vicino alle tempie e la sua vicinanza nei giochi all'asilo mentre gli altri bambini li escludevano. Si ricordava bene di lui,ma si ricordava soprattutto l'emozioni che le dava,la tenerezza della sua presenza e l'ascolto che le donava sempre,il suo comprendere ogni sua parola mentre gli adulti non capivano,la facevano parlare a vuoto e ripetere più volte facendola arrabbiare e,affranti,facevano finta dopo un po' di aver capito e ciò aumentava ancora di più la sua rabbia;lei si ricordava ancora la faccia delusa di sua madre mentre lei cercava di farsi capire e la noncuranza di suo padre mentre gli parlava, la sua rabbia sorda ,il suo buttare i suoi giocattoli all'aria facendo seguire la loro traiettoria dal suo gridolino infantile dopo aver capito che tutti i suoi sforzi erano inutili,il faccino sbalordito di Marco di fronte a tutto ciò. Allora non capiva proprio dove sbagliasse,le sembrava di essere presa in giro,e la sua rabbia verso tutti gli altri che non la capivano pian piano sfociò in delusione e rassegnazione e,col tempo,lei si chiuse sempre più in sé stessa creandosi un mondo a sé stante nel quale solo Marco poteva entrare,un mondo perfetto dove loro due potevano giocare insieme,dove quell'altro mondo crudele,quello degli adulti,non sarebbe mai potuto penetrare,difendendolo dagli altri da una barriera di mutismo,rotta dai sussurri tra le due anime gemelle che risuonavano come atti di ribellione e di disprezzo verso una realtà che non li voleva,di cui erano incapaci di farne parte.
Si ricordava ancora il dolore che provava quando captava in un sussurro dei suoi genitori,nelle loro occhiate complici e dei loro discorsi spezzati a causa di nomi e di appellativi impronunciabili di fronte a lei in una sospensione di comprensione che gli pareva biunivoca ,il loro insinuare costante che lei fosse diversa,strana,e il loro dolore nel vederla,nel viverla che si protraeva ogni giorno,come se per loro ella fosse un supplizio quotidiano a cui bisognava sorridere ed amare anche se gli ricordava ogni giorno una sfortuna immensa.
Era rinchiuso in un ricordo sfumato,confuso,ma lo poteva ancora ricavare dalla mente,quello studio di un bianco accecante che ricopriva tutte le cose,si ricordava le mani ricoperte da un camice che gli porgeva delle figure geometriche di legno da infilare nell'incavo giusto di una tavola quadrata verniciata di rosso .Marco era lì in un angolo dietro di loro inghiottito in una penombra sfuocata,era lì per sostenerla anche quella volta,era lì che scuoteva la testa per ricordargli le clausole della loro amicizia,per farle intendere quello che doveva fare. Sollevò a fatica l'ammasso di formine di qualche centimetro,accatastando gli oggetti colorati uno sull'altro e schiacciando l'ammasso in un punto stabile con le sue manine tremanti,e le lasciò ricadere sulla scrivania in maniera disordinata facendoli rimbalzare sulla sua superficie del tavolo fino a che non si sparsero sul pavimento;un'immagine sfocata del viso dei suoi genitori che diventava cupo e scuro e l'annuire soddisfatto di Marco che sanciva una loro vittoria:il loro spazio era salvo. I suoi genitori persero sempre di più le speranze ,e pian piano la loro rabbia e delusione lasciarono spazio a una pacata e grigia rassegnazione ,a un tedio che inghiottiva tutto e che allungava le distanze fra loro e lei riempiendo la quotidianità di gesti vuoti e da automa, ,e pian piano anche Maria e Marco smisero di lottare ed incominciarono ad ignorarli ,a vederli come dettagli di una vita proiettata del tutto in un mondo interiore ed a circondarsi anch'essa di apatia,fino a perdere i filtri con la realtà. Poteva ancora riportare alla luce il ricordo di quel giorno in cui quel sottile strato di stabilità nei rapporti con sua madre e suo padre si ruppe:era un pomeriggio buio e la sua cameretta era bagnata di una luce grigiognola che offuscava gli oggetti che la riempivano e Marco la chiamò a sé con una faccia scura,entrò dentro l'armadio ,si abbassò i pantaloncini e le mutande e fece pipì schizzando su tutti i vestiti. “devi farlo anche tu”le disse con tono serio e basso,fissandola con un'intensità che Maria non aveva mai visto nel suo sguardo,ed ella rifece il medesimo gesto,accucciandosi in uno spigolo. L'odore stantio di piscia divenne sempre più acre espandendosi ed impregnando tutta la stanza;scorgeva ancora nei meandri della sua memoria la sorpresa,l'incredulità,, la rabbia di sua madre ,lo schiaffone che le bruciava la faccia,suo padre che la tratteneva ,i suoi tentativi di calmarla perchè tanto lei era...che tanto non serviva a nulla,il loro sconforto,il suo scuotere la testolina in maniera convulsa da destra a sinistra alla loro domanda del perchè l'avesse fatto.Da quel giorno loro erano semplicemente degli estranei che non potevano accettare le regole dell'altro,erano due mondi distanti che non potevano incontrarsi e capirsi:ora Marco e Maria erano rimasti soli in una casa sommersa da un silenzio asettico,per entrambi c' era solo l'altro ,il resto e i restanti erano niente e nessuno. Erano salvi.
Un giorno Marco la prese per la piccola mano con un sorriso malizioso e mentre si faceva seguire verso la finestra della camera trasportando sotto di essa una sedia le promise una bellissima sorpresa;”chiudi gli occhi ,mi raccomando copriteli bene,ecco così,e aprili solo quando te lo dico io”Un piccolo rumore di passetti e di scricchiolii risuonò nel suo buio ,”ora puoi riaprirli”le disse il suo amico ,e quando la luce rientrò negli occhi di Maria lo vide volteggiare e librare nell'aria fuori dalla finestra ,ridendo per il suo nuovo gioco e per la vista del suo faccino sbalordito che si mangiava la visione magica con gli occhi e la bocca spalancati. Dopo essersi ripresa dalla sorpresa ,incitata dallo sguardo fisso di lui e dal su annuire,decise che doveva provare anche lei ed incominciò ad arrampicarsi sulla sedia incespando;lo guardò per un po' volare da vicino,affacciata sulla finestra ,sorretta dallo schienale”Dai,vieni anche tu,puoi farlo”.Cercò di toccarlo con le mani per gioco,ma lui si allontanava sempre di più dal lei ridendo mentre lei per raggiungerlo si era arrampicata sul davanzale:quando si ritrovò con le punte dei piedi che davano sul vuoto guardando il giardino d'asfalto sotto casa sua per un attimo sentì una stretta al cuore,ma poi guardò in alto il suo amico e non provò più paura,non doveva averne,doveva fidarsi di lui. Stava quasi per spiccare in volo,il suo corpo era un ammasso di tensione statica che aspettava un moto del suo cuore per gettarsi quando l'urlo di sua madre le entrò con violenza nella testa facendole strizzare gli occhi con forza e perdere il contatto con il reale , infrangendo quel momento ,sentendosi afferrare da sotto le ascelle e annaspando e scuotendosi sospesa in aria con tutto il corpo e scalciando per liberarsi dalla presa mentre veniva sempre di più allontanata da Marco. Sentì i piedi ritrovare il pavimento e subito dopo la pelle della faccia divenne gonfia e dolorante e le orecchie sembravano in fiamme mentre le urla di donna continuavano a frastornarla.”Perchè lo stavi facendo,perchè??”gli chiese sua madre tra i singhiozzi isterici,con la faccia paonazza torta in un ghigno di pianto .Maria,tremante,le indicò un punto fuori dalla finestra”se lui può, anch'io posso”cercò di dire nel suo linguaggio dislessico,e la madre dal su ripetere “ui” capì che si parlava di qualcuno”Lui chi?”Nell'insistere della bambina nell'indicare la finestra si affacciò e vide che non c'era nessuno,e a piccoli costosi passi capì la situazione e con il cuore affranto si chinò verso la bambina e le disse con voce ferma:”Maria,non c'è nessuno qui...”le strinse forte il braccio e le conficcò gli occhi nelle orbite:”mi hai capito??Non c'è nessuno,nessuno!”Maria dopo questa affermazione si sentì arrossire dalla rabbia e un urlo uscì dalla sua bocca;iniziò a chiamare con forza il suo amico mentre ormai divincolatasi dalla stretta materna correva verso la finestra,e fece appena in tempo a vedere il cielo sgombro della sua figura prima che sua madre la trascinasse via dalla stanza,via da lui;quel giorno pianse molto e fu obbligata a dormire con i suoi genitori,vedendo nella luce gialla e tenue della lampada da comodino che spargeva ombre lunghe e dense per tutta la camera da letto che si infiltravano negli angoli e nelle pieghe delle coperte,mentre loro dormivano pesantemente, i loro volti ricoprirsi di piaghe immonde e di bubboni infetti man mano che Maria prestava attenzione alla loro pelle ,le quali la facevano trattenere il respiro per tutta la notte dalla paura,accellerando ancora di più i battiti cardiaci ogni volta che lasciava andare il suo fiato facendo così un rumore tenue che nel suo immaginario infantile li avrebbe potuti svegliare,stando attenta a non toccarli,stringendosi a sé e cercando di occupare meno spazio possibile in una tensione muscolare che durava tutta la notte inframezzata,quando non ce la faceva più dalla paura,dall'invocazione disperata del suo amico, svegliandosi spesso con i sudori freddi. Si ricordava ancora le visite mediche successive in cui si sentiva persa ed indifesa senza l'appoggio del suo amico e in cui finiva sempre per piangere nella sua fragilità,sentendosi nuda da quando il suo universo si era infranto. Quando i suoi allentarono la guardia su di lei e la fecero ritornare a dormire nella sua stanza ogni tanto di notte chiamava flebilmente il suo nome,lo cercava di giorno negli armadi e tra i cespugli del parco giochi dell'asilo e dei giardinetti,ma da quel giorno lei non lo vide mai più:quel giorno aveva perso il suo migliore amico,aveva perso una parte di sé,aveva perso la metà di un mondo che era crollato su sé stesso,ma allo stesso tempo sentiva che un giorno sarebbe tornato da lei.

domenica 13 novembre 2011

Balcone

Il vuoto,quella sensazione di vuoto...la sentiva nel basso stomaco,se l'era portata dal parco giochi e non l'aveva più lasciata. Mary chiuse gli occhi mentre una leggera brezza le scompigliava i capelli e si vide mentre si incamminava verso il parco giochi dei giardini pubblici tenuta per mano dalla mamma,correndo a piccoli passetti. Sua madre la lasciò e lei corse verso l'altalena a perdifiato per non farsela fregare dagli altri bambini. Ella,sedutasi sul gioco,incominciò a buttare le gambe avanti ed indietro per dare lo slancio ,e dopo un po' di sforzi ebbe l'impressione di toccare quasi il cielo,scaraventata verso l'azzurro:Mary amava l'altalena,ci passava interi pomeriggi,perchè in quell'attimo in cui era sospesa in aria e le si  parava davanti il panorama del volo aveva la sensazione di poter toccare il suo desiderio di volare,di poter sganciare le mani dalle catene di ferro e di provare l'emozione del lancio,un sentire che,nonostante la tenera età,sapeva essere un'attimo di un'illusione.Mary continuava ad altalenarsi tra la vista del terriccio marrone che le buttava i capelli ed il petto verso il basso e la vista di una luce limpida filtrata dalle foglie verdi che buttavano su di lei macchie d'ombra.”Attenta,stai attenta!Stai andando troppo in alto!”le urlò sua mamma da una panchina vicina .Mary osservò per un po' la figura di sua madre ingrandirsi e rimpicciolirsi nel muoversi dell'altalena, per poi rallentare la sua corsa verso l'alto facendo perdere il significato del gioco,fino a smettere di agitare le gambe lasciando lentamente fermarsi il movimento oscillatorio delle catene. Scese dall'attrazione ,e si diresse incerta verso un gruppo di altri giochi di legno vecchi e logori,a cui bisognava stare attenti alle scheggie “Non allontanarti troppo!”le disse sua madre mentre ella si allontanava. Mary si arrampicò su un gioco che ricreava sulla superficie grosse onde sulle quali potevi scivolarci sopra o saltarle .Mary incominciò a saltare sui piani rialzati rischiando ogni volta di scivolare verso la conca. Dopo un salto mal assestato in cui fu costretta ad aggrapparsi con le mani alle assi di legno scheggiandosi le unghie,sentì uno sguardo addosso e notò buttando gli occhi leggermente verso il basso una bambina bionda vestita di rosso che la fissava con gli occhi spalancati.”chè,vuoi salire anche tu?”le chiese Mary,rompendo il breve momento di tensione silenziosa che intercorre tra due sconosciuti porgendole la mano;all'altra bambina nacque un luccichio negl'occhi e le prese la mano salendo sul gioco anche lei,ed iniziarono a saltare le collinette di assi logore insieme,riempiedo l'aria di gridolini e risate infantili,condividendo quella breve sensazione di sollevamento da terra data dal salto tenendosi per mano. Dopo un paio di salti Mary scese dall'attrazione seguita dalla sua nuova amica”Come ti chiami?”le chiese,incamminandosi verso il sottile e basso delineamento del campo giochi fatto di ceppi di albero giovani interrati ,scavalcandolo con un semplice passo lungo;le due bambine nel loro camminare una di fianco all'altra si ritrovarono su uno sterrato di ghiaia della strada che percorreva il parco il quale a loro sembrava immenso ,pieno di alberi altissimi che si ripiegavano con le loro fronde vive su di loro,gettando ombre maculate che ondeggiavano sull'erba e sui ciottoli mosse da un leggero alito di vento”Io mi chiamo Laura,e tu?””Io Maria.Quanti anni hai?””dieci” “Anch'io!Sei in quinta elementare come me quindi!Ma tu dove vai a scuola?””Vado alla Bergonzi””Eh,io abito lì vicino ma vado all'Ada Negri perchè mio nonno mi accompagna in bicicletta fin là e così io ci vado”Percorsero la strada ombreggiata la quale si dipanava come una venatura per il verde entrando nel cuore del parco,e Maria sentì nascere in lei un sentimento di meraviglia e di tensione per la scoperta di un posto nuovo e ed immenso,e si sentì riempire il cuore dall'emozione della scoperta e dalla magia di quello spiazzo di grigio e verde percorsi da ombre vive.”Secondo me ci stiamo allontanando troppo “disse Laura,rompendo il silenzio .Mary dopo quelle parole sentì una stretta al cuore:non voleva ritornare indietro,voleva andare avanti,voleva vedere il resto del parco,ed aveva troppa paura di farlo da sola,aveva bisogno di lei.”No,no,dai andiamo avanti”.Laura si voltò verso il campo giochi fissandolo con aria perplessa”No guarda,io,torno indietro,davvero,non voglio far preoccupare mia mamma”Maria sentì dentro di sé nascere un disagio che l'agitava,una sensazione strana che non sapeva descivere né giustificare;lei doveva proseguire,non voleva tornare indietro,perlomeno non in quel momento.Mary guardò davanti a sé e acuendo la vista scorse nell'ombra di due alberi un'ammasso di muschio dal quale spuntavano macchie di grigio e dei tratti e delle forme di un elefante rese incerte dal verde vivo ”No no,guarda ti ho portato qui perchè ti volevo far vedere una cosa...ci mettiamo un attimo giuro. Guarda là,c'è una statua,te la voglio far vedere”Laura,dopo un momento di esitazione,si convinse e la seguì. Girarono attorno alla statua,contemplandola.”Chissà perchè hanno messo qui una statua di un'elefante”chiese Laura fissando la proboscide di marmo “Come,non lo sai?davvero?La nostra città ha aiutato gli indiani in una battaglia famosa e ce l'hanno data come regalo per il nostro aiuto””Davvero?”domandò l'altra bambina con sguardo stupito;Maria capì di avere la sua attenzione in pugno,e continuò a raccontare la sua storia, incamminandosi verso il cuore del parco seguita a ruota dalla sua compagna di avventure”Sì,è stata una battaglia che è successa tantissimo tempo fa,infatti quella statua è antichissima,ed è stata una guerra cruentissima dove è morta un sacco di gente””Ma contro chi era?””Gli indiani erano stati attaccati dai Mongoli,una tribù delle steppe asiatiche crudelissima,e la nostra città è intervenuta in loro aiuto per salvarli”.Le due bambine camminarono per tutto il parco e nel percorso Maria non smise per un momento di inventare storie lasciando a briglie sciolte la sua fantasia e Laura non staccò nemmeno per un attimo gli occhi dalla bocca della sua nuova amica,pendendo dalle sue labbra fino a perdere sempre di più la cognizione del tempo ad ogni passo,lasciandosi trasportare dai racconti fantastici di lei;nessuna di loro due si rese conto di aver fatto il giro in tondo ed ad un certo punto,avendo seguito la strada maestra,si ritrovarono davanti il panorama del punto di partenza. Mary sorrise a Laura piacevolmente sorpresa di rivedere il campo giochi,e guardando davanti a sé aguzzando la vista notò in lontananza avvolti da una calda ombra infranta da piccoli tocchi di luce sua madre,avvolta da una maglietta azzurra,parlare con una donna,e continuando ad osservarla vide sua madre appoggiare le mani sulle spalle dell'altra ,in preda all'agitazione,nel tentativo di calmarla.La sconosciuta,voltandosi verso di loro in uno scatto,incominciò a correre verso di loro in preda ad un pianto dirotto,buttandosi in ginocchio ai piedi di Laura,stringendosela a sé in una serie infinita di singhiozzi che infrangevano l'aria,stringendosela al petto come se non volesse farla più andare via da lei,dondolandosela tra le braccia per sentirla ed essere sicura che fosse lì.Mary mentre guardava la scesa che le si presentava davanti agli occhi sentì il cuore raggelarsi nel petto e non potè far altro che rimanere immobile,in silenzio,attonita davanti a quell'amore che le parve infinito,in piedi ai margini di un'affetto esclusivo tra due persone di cui lei non faceva parte,sentendosi come se avesse rubato un'immagine che non le apparteneva,come se avesse letto il pezzo di un diario di una sconosciuta. Sua madre la prese per la mano e la portò via con sé verso casa rimandendo in silenzio,un silenzio che si dilatava all'infinito appoggiandosi greve sui tetti e sulla strada,ed ad ogni passo Mary sentiva nel basso delle sue viscere quella sensazione di vuoto che provava nel sfiorare l'idea del volo,quell'idea che le sfiorava la mente di lanciarsi quando raggiungeva il punto più alto dell'altalena.Quella sensazione di vuoto...Mary riaprì gli occhi e vide il vuoto di cemento grigio espandersi sotto di lei mentre si sporgeva dalle sbarre nere del parapetto. Il vuoto,il volo,e poi dopo....e poi dopo niente,c'è quella sensazione di vuoto ,e basta.Mary si arrampicò sul parapetto sollevandosi con le braccia e buttando una gamba al di là di esso,rimanendo seduta a cavalcioni,Il vento ora le sferzava la faccia e nella vertigine la stretta al basso intestino le stringeva anche il cuore. Un urlo la colse alle spalle facendole perdere l'equilibrio,e il sentire assordande della caduta durò solo un'attimo,stretta alla spalla dal braccio di sua madre. Non si può volare.
http://www.youtube.com/watch?v=ECR5TE4r6u4

sabato 12 novembre 2011

Breve storia di un sogno

Una volta un ragazzo mi ha raccontato di un sogno che aveva fatto dopo un'esperienza di droga.Io l'ho ascoltato,e mi ha colpito molto sia lui sia il suo racconto,perchè mi ha fatto intuire che cosa si può provare con l'uso di alcune sostanze,e mi ha stupito il modo in cui raccontava quell'esperienza stranissima,con un fare divertito,spigliato.Quella storia mi è rimasta impressa,l'ho fatta mia e un anno fa,quando ho iniziato a scrivere qualcosa,è stata una delle prime cose che ho scritto.Ora vi propongo questo breve frammento,questo esperimento.



"Si abbandonò al sonno confuso dei drogati che assomiglia a uno strano incrocio tra lo svenimento e il dormiveglia;si addentrò sempre più dentro sé stesso mentre la parte conscia di sé soffriva e faceva a scatti sempre più frequenti capolino nel suo cervello annebbiato lottando per il controllo di sé,ma perse la partita e,chiudendo gli occhi,fu catapultato nei meandri della sua mente ,sentendosi inghiottire dal suo letto scuro come se qualcuno lo strascinasse verso il basso,perdendo la cognizione nella discesa lenta e nauseante del trascorrere del tempo in una sensazione di angoscia primordiale. Il buio prese forma grazie a tocchi di luce e colori che si aprivano in un disegno davanti a sé,come se dell'acqua fosse stata rovesciata su un piano,e all'improvviso si ritrovò in un sogno,dove ella si ritrovava in piedi in una stanza che richiamava vagamente quella dove si era accasciata poco prima ma con colori grigi e sfumati;un suo amico apparso alla sua vista in un angolo della stanza si avvicinava a lei con sguardo serio e cupo,gli occhi fissi su di lei,e ad uno sguardo più acuto,Marco vide che teneva qualcosa in braccio,avvolto in un lenzuolo bianco,un lembo di stoffa che incominciò a scuotersi imperioso sotto gli occhi attoniti delragazzo,una piccola vita che si agitava in cerca d'aria e di luce .Il viso del suo amico si aprì in un sorriso crudele che storceva la bocca in un ghigno obliquo,fissandolo con la testa chinata”Ehi,ciao...vuoi sapere che cosa ho qui?”chiese mentre lo accarezzava e lo sospingeva tra le sue braccia per tenerlo in equilibrio e contrastare il tremare del piccolo essere,Il suo amico,in uno spasmo di agitazione dell'essere,soffiò con la bocca socchiusa e lo fece dondolare vicino al viso con le braccia. Prese un lembo del tessuto e lo scostò lentamente mostrandole un ammasso di pelo che,tremando appena e scuotendosi,si voltò nel lenzuolo mostrando due occhioni tondi ,e Marco scorse subito il muso di un carlino.”Proprio un bel carlino”pensò mentre le si muovevano le labbra nel pronunciarlo. Il suo amico,tenendole sempre i suoi occhi addosso ,lo appoggiò per terra liberandolo dall'involucro di stoffa e il corpo del cane apparve nella sua forma orrida,un ammasso senz'ossa e senza struttura,un'ammasso di organi legati insieme dalla pelliccia in innesti di carne che si ripiegavano su sè stessi in una massa di peli mollicca e traballante. Si muoveva strisciando a forza di spasmi brevi e tremolando sul pavimento,ansimando e tirando fuori la lingua che leccava a ritmo sincopato le mattonelle”Se vuoi toccarlo fai pure,è buono”subentrò nell'aria la voce del suo amico con queste parole,rompendo il silenzio. Marco allungò il braccio chinandosi,e la testa dell'animale si voltò puntando gli occhi fin troppo umani verso l'alto,prima perplessa e poi accigliata,fissandola di lato con un barlume di sfida;man mano che il braccio della ragazza si avvicinava le rughe della fronte del carlino si corrucciavano sempre di più fichè le fauci non si schiusero in un ringhio di rabbia facendo uscire un abbaiare che imitava parole umane”Cazzo vuoi fare,cazzo vuoi?Non mi toccare capito?”disse con voce di cane,ringhiando sommessamente . L'essere vedendo la faccia basita e sentendo l'odore del suo terrore  incominciò ad abbaiare scuotendosi tutto ed allargò la voce in un ringhio  inframezzato da ululati:”Vattene stronzo!”;l'abbaio divenne infine un urlo crudele, acuto e trascinato:”stronzooooooo!!!!!!Vaffanculooooo cazzo vuoi fareee!!!”L'urlo canino gli riempì le orecchie,facendogli chiudere con forza gli occhi che si riempirono di nero e la testa incominciò a girare a vuoto fino a perdere cognizione della sua posizione ,e poi il nulla."

Si incomincia.....

Ciao a tutti!!!!
Mi sono appena iscritta,e vorrei proporvi in questo blog dei pezzi scritti da me,delle foto dei miei viaggi,dei miei pensieri e condividere delle mie passioni,darvi spunti di lettura o proporvi dei film....Spero solo di poter essere utile a qualcuno!!!:)