lunedì 6 febbraio 2012

Un mio amico appassionato di musica mi ha inviato un suo articolo chiedendomi di pubblicarlo sul mio blog... e io sono ben più che felice di pubblicarlo :)






L’IMPORTANZA DELLA MUSICA
di Simone F.

Ho iniziato ad ascoltare musica grazie ai miei genitori. L’impianto hi-fi del soggiorno era perennemente acceso. Veniva spento solo per ascoltare la radio o alla sera per andare a dormire.
Talvolta la televisione era un peso di troppo ed è comunque comparsa in casa mia soltanto all’inizio degli anni ’90. Nonostante tutto è stata importante lo stesso, perché senza di lei non avrei mai potuto conoscere e apprezzare un cult come i Blues Brothers, da cui la passione per il blues che ho da quando avevo circa dieci anni.
Mia madre mi ha raccontato recentemente che quando avevo un anno ero attirato dal suono (Zucchero in quel periodo andava per la maggiore) che usciva dalle casse.
Il fulcro della vita casalinga era quindi lo stereo. Col tempo le cose sono cambiate ma ricordo che il giradischi durante la mia infanzia era in continuo movimento e senza di esso forse le giornate sarebbe state più “vuote”.
A sette anni ricordo mi colpì una cassetta in allegato con La Repubblica (anno 1994) che faceva parte della collana “L’America del Rock”. Un pezzo di cuore per me perché quei brani mi colpirono, anche per la sequenza con la quale furono scelti. “Un assaggio di 40 minuti” (come si poteva leggere dalla copertina) su cui c’erano in ordine Bill Haley and The Comets, Platters, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis, Sam & Dave, Kingsmen, Beach Boys, Byrds, Jefferson Airplane, Santana, Lou Reed, Talking Heads e REM.
Poi è stata la volta di una cassetta relativa alla soul music, tra cui Otis Redding con una versione di “Respect” e Aretha Franklin con la sua “Chain of Fool”.
Col tempo imparai a maneggiare la puntina del giradischi e posizionare sul piatto il disco, sotto la supervisione di mio padre. D’altronde i vinili e le musicassette erano per la maggior parte tutti suoi.
Da Tracy Chapman a Paul Simon, da Neil Young ai Rolling Stones passando per U2, Pink Floyd, Bruce Springsteen, Joe Jackson, Joan Armatrading, Tom Petty, Bob Marley.
Solo più tardi, quando presi una certa confidenza, iniziai ad ascoltare gli unici 33 giri più hard della collezione rock di mio padre: Very ‘Eavy…Very ‘Umble degli Uriah Heep e For Those About To Rock degli AC/DC, quest’ultimo un regalo di mia madre. Due dischi con cui aveva tentato un approccio al rock più duro che, mi disse, si rivelò fallimentare. Io invece avevo scoperto di apprezzare molto quel genere.
Il mio primo vinile comprato coi risparmi fu Who’s Next mentre il mio primo cd The Song Remains The Same dei Led Zeppelin. Ad essi seguirono in diverso formato quelli di AC/DC, Black Sabbath, Guns N’ Roses, Clash, ZZ Top, Bob Dylan, Jimi Hendrix, Anthrax, Metallica, Alice In Chains, Black Crowes, Litfiba e via dicendo. Continuavo comunque ad ascoltare di tanto in tanto i cd dei miei che mi capitavano a tiro, tra cui Bennato e Ben Harper.
Avevo iniziato a frequentare giovanissimo i negozi di dischi, cantavo e suonicchiavo la chitarra acustica. Non mi sentivo ne mi sento tutt’ora affatto un audiofilo esigente, un alternativo ne tanto meno apparire tale.
Si trattasse di cd o LP per me aveva poca importanza, anche se indubbiamente il suono analogico del vinile è il migliore.
Crescevo tra il calcio, prime avventure amorose, lezioni di canto, le prove con il gruppo e avevo iniziato ad andare ai concerti. Uno dei primi ai quali ho preso parte è stato quello dei Metallica a Padova nel 2004.
Il mio rendimento scolastico nel frattempo non era eccellente, anche a causa della mia passione per la musica. I miei erano perennemente tra il preoccupato e il disperato e le superiori sono durate infatti un anno in più. Questo però non ha impedito che mi iscrivessi, una volta preso il diploma e dopo un anno di servizio civile, all’università.
La musica aveva e ha tutt’ora una sorta di preferenza in me.
Molti sono convinti che il suo ascolto assiduo sia un qualcosa di anormale. Molte persone pensano che chi cerca conforto nella musica lo fa solo perché non sta bene psicologicamente e cerca una scappatoia dalla propria quotidianeità. Lo si considera un mezzo matto.
Ma la passione per la musica mi ha portato a pensare che non è assolutamente così. Magari è proprio senza la musica che certe persone starebbero male. Che non possa, indipendentemente dal fatto che uno stia bene o stia passando un periodo negativo, sostituirsi a niente o nessuno è vero purtroppo.
C’è chi non potrebbe farne a meno e chi vivrebbe senza.
Si tratti di cd, 33 giri o mp3 la musica rappresenta emozioni che seguono lo stato d’animo sia di chi la fà che di chi l’ascolta.
E’ una sorta di filo che lega il musicista all’ascoltatore, il quale può essere più o meno lungo a seconda della sincerità e della trasparenza che li unisce nel loro essere se stessi. Quindi è proprio vero che le tue canzoni restano tali anche se chi le ha fatte talvolta può averti tradito.
In tutta la musica che mi è passata e mi passerà per le orecchie ho capito che in essa c’è un minimo comune denominatore. Forse è troppo banale da dire ma che tu ascolti rock’n roll, blues, soul, country, gospel o heavy metal le sensazioni e le emozioni che ne derivano ti fanno riflettere sulle cose e ho capito che ti danno il giusto ottimismo per affrontare al meglio i problemi della vita quotidiana, riempiendoti quei vuoti che essa può creare. Talvolta basta ascoltare il brano giusto e il buonumore ritorna dopo una giornata storta e faticosa. Mi chiedo allora come potrei vivere completamente senza di essa o con qualcuno che mi dica esattamente quando e come poterla ascoltare.

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