domenica 13 novembre 2011

Balcone

Il vuoto,quella sensazione di vuoto...la sentiva nel basso stomaco,se l'era portata dal parco giochi e non l'aveva più lasciata. Mary chiuse gli occhi mentre una leggera brezza le scompigliava i capelli e si vide mentre si incamminava verso il parco giochi dei giardini pubblici tenuta per mano dalla mamma,correndo a piccoli passetti. Sua madre la lasciò e lei corse verso l'altalena a perdifiato per non farsela fregare dagli altri bambini. Ella,sedutasi sul gioco,incominciò a buttare le gambe avanti ed indietro per dare lo slancio ,e dopo un po' di sforzi ebbe l'impressione di toccare quasi il cielo,scaraventata verso l'azzurro:Mary amava l'altalena,ci passava interi pomeriggi,perchè in quell'attimo in cui era sospesa in aria e le si  parava davanti il panorama del volo aveva la sensazione di poter toccare il suo desiderio di volare,di poter sganciare le mani dalle catene di ferro e di provare l'emozione del lancio,un sentire che,nonostante la tenera età,sapeva essere un'attimo di un'illusione.Mary continuava ad altalenarsi tra la vista del terriccio marrone che le buttava i capelli ed il petto verso il basso e la vista di una luce limpida filtrata dalle foglie verdi che buttavano su di lei macchie d'ombra.”Attenta,stai attenta!Stai andando troppo in alto!”le urlò sua mamma da una panchina vicina .Mary osservò per un po' la figura di sua madre ingrandirsi e rimpicciolirsi nel muoversi dell'altalena, per poi rallentare la sua corsa verso l'alto facendo perdere il significato del gioco,fino a smettere di agitare le gambe lasciando lentamente fermarsi il movimento oscillatorio delle catene. Scese dall'attrazione ,e si diresse incerta verso un gruppo di altri giochi di legno vecchi e logori,a cui bisognava stare attenti alle scheggie “Non allontanarti troppo!”le disse sua madre mentre ella si allontanava. Mary si arrampicò su un gioco che ricreava sulla superficie grosse onde sulle quali potevi scivolarci sopra o saltarle .Mary incominciò a saltare sui piani rialzati rischiando ogni volta di scivolare verso la conca. Dopo un salto mal assestato in cui fu costretta ad aggrapparsi con le mani alle assi di legno scheggiandosi le unghie,sentì uno sguardo addosso e notò buttando gli occhi leggermente verso il basso una bambina bionda vestita di rosso che la fissava con gli occhi spalancati.”chè,vuoi salire anche tu?”le chiese Mary,rompendo il breve momento di tensione silenziosa che intercorre tra due sconosciuti porgendole la mano;all'altra bambina nacque un luccichio negl'occhi e le prese la mano salendo sul gioco anche lei,ed iniziarono a saltare le collinette di assi logore insieme,riempiedo l'aria di gridolini e risate infantili,condividendo quella breve sensazione di sollevamento da terra data dal salto tenendosi per mano. Dopo un paio di salti Mary scese dall'attrazione seguita dalla sua nuova amica”Come ti chiami?”le chiese,incamminandosi verso il sottile e basso delineamento del campo giochi fatto di ceppi di albero giovani interrati ,scavalcandolo con un semplice passo lungo;le due bambine nel loro camminare una di fianco all'altra si ritrovarono su uno sterrato di ghiaia della strada che percorreva il parco il quale a loro sembrava immenso ,pieno di alberi altissimi che si ripiegavano con le loro fronde vive su di loro,gettando ombre maculate che ondeggiavano sull'erba e sui ciottoli mosse da un leggero alito di vento”Io mi chiamo Laura,e tu?””Io Maria.Quanti anni hai?””dieci” “Anch'io!Sei in quinta elementare come me quindi!Ma tu dove vai a scuola?””Vado alla Bergonzi””Eh,io abito lì vicino ma vado all'Ada Negri perchè mio nonno mi accompagna in bicicletta fin là e così io ci vado”Percorsero la strada ombreggiata la quale si dipanava come una venatura per il verde entrando nel cuore del parco,e Maria sentì nascere in lei un sentimento di meraviglia e di tensione per la scoperta di un posto nuovo e ed immenso,e si sentì riempire il cuore dall'emozione della scoperta e dalla magia di quello spiazzo di grigio e verde percorsi da ombre vive.”Secondo me ci stiamo allontanando troppo “disse Laura,rompendo il silenzio .Mary dopo quelle parole sentì una stretta al cuore:non voleva ritornare indietro,voleva andare avanti,voleva vedere il resto del parco,ed aveva troppa paura di farlo da sola,aveva bisogno di lei.”No,no,dai andiamo avanti”.Laura si voltò verso il campo giochi fissandolo con aria perplessa”No guarda,io,torno indietro,davvero,non voglio far preoccupare mia mamma”Maria sentì dentro di sé nascere un disagio che l'agitava,una sensazione strana che non sapeva descivere né giustificare;lei doveva proseguire,non voleva tornare indietro,perlomeno non in quel momento.Mary guardò davanti a sé e acuendo la vista scorse nell'ombra di due alberi un'ammasso di muschio dal quale spuntavano macchie di grigio e dei tratti e delle forme di un elefante rese incerte dal verde vivo ”No no,guarda ti ho portato qui perchè ti volevo far vedere una cosa...ci mettiamo un attimo giuro. Guarda là,c'è una statua,te la voglio far vedere”Laura,dopo un momento di esitazione,si convinse e la seguì. Girarono attorno alla statua,contemplandola.”Chissà perchè hanno messo qui una statua di un'elefante”chiese Laura fissando la proboscide di marmo “Come,non lo sai?davvero?La nostra città ha aiutato gli indiani in una battaglia famosa e ce l'hanno data come regalo per il nostro aiuto””Davvero?”domandò l'altra bambina con sguardo stupito;Maria capì di avere la sua attenzione in pugno,e continuò a raccontare la sua storia, incamminandosi verso il cuore del parco seguita a ruota dalla sua compagna di avventure”Sì,è stata una battaglia che è successa tantissimo tempo fa,infatti quella statua è antichissima,ed è stata una guerra cruentissima dove è morta un sacco di gente””Ma contro chi era?””Gli indiani erano stati attaccati dai Mongoli,una tribù delle steppe asiatiche crudelissima,e la nostra città è intervenuta in loro aiuto per salvarli”.Le due bambine camminarono per tutto il parco e nel percorso Maria non smise per un momento di inventare storie lasciando a briglie sciolte la sua fantasia e Laura non staccò nemmeno per un attimo gli occhi dalla bocca della sua nuova amica,pendendo dalle sue labbra fino a perdere sempre di più la cognizione del tempo ad ogni passo,lasciandosi trasportare dai racconti fantastici di lei;nessuna di loro due si rese conto di aver fatto il giro in tondo ed ad un certo punto,avendo seguito la strada maestra,si ritrovarono davanti il panorama del punto di partenza. Mary sorrise a Laura piacevolmente sorpresa di rivedere il campo giochi,e guardando davanti a sé aguzzando la vista notò in lontananza avvolti da una calda ombra infranta da piccoli tocchi di luce sua madre,avvolta da una maglietta azzurra,parlare con una donna,e continuando ad osservarla vide sua madre appoggiare le mani sulle spalle dell'altra ,in preda all'agitazione,nel tentativo di calmarla.La sconosciuta,voltandosi verso di loro in uno scatto,incominciò a correre verso di loro in preda ad un pianto dirotto,buttandosi in ginocchio ai piedi di Laura,stringendosela a sé in una serie infinita di singhiozzi che infrangevano l'aria,stringendosela al petto come se non volesse farla più andare via da lei,dondolandosela tra le braccia per sentirla ed essere sicura che fosse lì.Mary mentre guardava la scesa che le si presentava davanti agli occhi sentì il cuore raggelarsi nel petto e non potè far altro che rimanere immobile,in silenzio,attonita davanti a quell'amore che le parve infinito,in piedi ai margini di un'affetto esclusivo tra due persone di cui lei non faceva parte,sentendosi come se avesse rubato un'immagine che non le apparteneva,come se avesse letto il pezzo di un diario di una sconosciuta. Sua madre la prese per la mano e la portò via con sé verso casa rimandendo in silenzio,un silenzio che si dilatava all'infinito appoggiandosi greve sui tetti e sulla strada,ed ad ogni passo Mary sentiva nel basso delle sue viscere quella sensazione di vuoto che provava nel sfiorare l'idea del volo,quell'idea che le sfiorava la mente di lanciarsi quando raggiungeva il punto più alto dell'altalena.Quella sensazione di vuoto...Mary riaprì gli occhi e vide il vuoto di cemento grigio espandersi sotto di lei mentre si sporgeva dalle sbarre nere del parapetto. Il vuoto,il volo,e poi dopo....e poi dopo niente,c'è quella sensazione di vuoto ,e basta.Mary si arrampicò sul parapetto sollevandosi con le braccia e buttando una gamba al di là di esso,rimanendo seduta a cavalcioni,Il vento ora le sferzava la faccia e nella vertigine la stretta al basso intestino le stringeva anche il cuore. Un urlo la colse alle spalle facendole perdere l'equilibrio,e il sentire assordande della caduta durò solo un'attimo,stretta alla spalla dal braccio di sua madre. Non si può volare.

2 commenti: