Mary si ritrovò a camminare su un viale di ciottoli accompagnato sulla sinistra da una lunga fila di pioppi,in un panorama dove i naturali colori dell'erba delle colline e della pianura si perdevano,come sfumati in un vago ricordo,in una vasta gamma di grigi,ed esso si apriva a perdita d'occhio sotto il cielo plumbeo che lasciava trapelare una luce soffocata. Dopo che ella ebbe raggirato una collinetta apparve in lontananza un'ammasso confuso di croci di pietra ,al quale più la ragazza si avvicinava più venivano delineate le sue tombe e le sue inferriate piegate ed arrugginite;Maria incominciò a correre a perdifiato verso il cimitero fino a scavalcare il recinto ed iniziò a zigzagare tra le tombe attaccate l'una all'altra,scavalcando e passando sotto alcune croci e lapidi crollate,le quali si piegavano l'una sull'altra come per farle rallentare la corsa ed aumentarle l'affanno.I suoi ansimi si propagavano per l'aria fissa,immobile,frantumando un silenzio che impregnava il luogo,un silenzio innaturale,come se ci fosse soltanto lei in quel posto,come se fosse l'unica cosa viva in quel mondo,e proseguì la sua corsa per un tempo che le parve infinito .Stava ormai sentendosi intrappolata negli incroci delle lapidi e negli arbusti fitti che crescevano rigogliosi tra gli spazi di terra tra le tombe,quando le croci incominciarono a diradarsi fino a lasciare intravedere alla vista una radura .Percorse affaticata la discesa della collina dove erano sparse alcune croci e vide in lontananza giunta nello spiazzo un ammasso di terreno mosso con una pala conficcata di fianco la quale si stagliava nera contro il cielo scuro;si avvicinò con cautela alla collinetta di terriccio e una volta giunta vicino le si aprì alla vista una conca profondissima,dove il suo sguardo non ne incontrava la fine e le sue punte dei piedi ,appoggiate ai suoi margini ,le facevano sentire una vertigine di terrore primitiva che le irrigidiva le gambe in una morsa.”Mary...”una voce che le proveniva dalle spalle la fece voltare di scatto la testa,e vide un ragazzo fissarla con sguardo cupo e grave. Un respiro profondo di spavento la colse di sorpresa,e riconobbe in un lampo il ragazzo dell'incidente stradale”oh mio Dio,ma tu...”Mary dopo aver detto ciò in un ansimo ,sentì il terriccio sbriciolarsi leggermente sotto il piede e buttò lo sguardo dietro di sé,sentendosi i capelli che le si drizzarono mentre il labbro inferiore tremava;l'uomo le si avvicinava a passo costante ,continuando a fissarla con sguardo grave .”Mary...perchè io sono morto e tu no?potevi morire tu,quel giorno...cos'hai tu di speciale per continuare a vivere ?Perchè io?”Nel dire questo le si avvicinò arrivando ad un palmo dal suo naso ,proiettando un'ombra densa su di lei che le copriva il viso,lasciando intatto allo sguardo le forme nere della sua figura,mentre ella era bloccata dalla paura di cadere,dall'orlo del baratro dietro di lei che le stava già mangiando i talloni,rendendola un fascio di nervi tesi che le accecavano i pensieri.”Lo sai che sei stata tu,vero?”un sussurro lieve prima di sentire una mano sullo sterno che la spingeva con forza,facendole perdere l'equilibrio,ed un cadere di un'istante infinito la inghiottì in un baratro accompagnato da un'urlo che si dissolse con l'apparire dei lineamenti delle sue coperte.
Ciao!Sono una ragazza con la passione dei libri e del cinema,e che nel tempo libero prova a scrivere...
lunedì 30 luglio 2012
sabato 28 luglio 2012
foresta
Un campo,uno stralcio di verde e colline scure che appariva da dietro una casa,il buio di una notte limpida che si stendeva come un manto delicato sul panorama,come un velo,sfumando i margini dei fili d'erba e dei colli accarezzati da una brezza leggera ,un sentiero di ghiaia e polvere bloccata da una staccionata ,inghiottito dai fili d'erba fino a perdersi nel campo;la vista delle colline percorse dal vento che le faceva oscillare rendendole vive ,e nel passare tra i loro fili d'erba esso produceva un lieve rumore facendo dipanare da esse un tenue respiro,un ansimo che la richiamava a sé,mentre nell'aria si propagava lo stridio dei grilli. Si avvicinò a quello spazio libero pestando i ciottoli della stradina,sollevando leggermente la polvere e scavalcò il recinto arrugginito ,ritrovandosi a pestare un terreno pieno di zolle dure frastagliate di verde le quali si sbriciolavano sotto i suoi piedi, ed al suono dei suoi passi gli insetti annidati nel campo iniziarono a scappare alla rinfusa ,scavalcandosi l'uno con l'altro. Salì su una collinetta affondando il piede nella terra umida,scivolando leggermente nella salita fino a giungere in cima dalla quale si scorgeva sulla destra in lontananza l'inizio di un folto bosco. Un sibilo basso impregnò l'aria ,ed una striscia nera attorcigliata su sé stessa riflettè sulla pelle la luce lunare in un movimento fluido e lento vicino ai piedi di Mary;una biscia troppo intorpidita per scappare. Mary incominciò a correre verso il bosco,impressionata e spaventata,facendo vibrare il terreno , sentendosi gettata nella corsa verso il basso in un volo,fino a raggiungere il limite segnato dagli alberi,i quali frusciavano leggermente nella brezza le chiome,muovendosi all'unisono. Entrò nella foresta ,perdendo sempre più ad ogni passo la tenue luce del cielo,e man mano che si addentrava nel buio ella perdeva sempre più i margini delle cose,ed i tronchi ed il terreno venivano inghiottiti da esso,rallentando sempre più la sua corsa cieca nello sbattere contro i tronchi e nell'inciampare tra arbusti e radici fino a farla procedere a tentoni,con le mani protese in avanti per sentire gli alberi per un tempo che le parve infinito. Mentre proseguiva ella era accompagnata ed aiutata solo dal ruvido della corteccia che le scivolava sotto i palmi delle sue mani,intervallato dal vuoto,in un silenzio immanente rotto solo dal fruscio dal rumore delle foglie secche pestate. Il fruscio del vento venne per rompere quel silenzio tombale passando attraverso le foglie ed i rami chiusi in un intreccio fitto sopra la sua testa .Camminò per quel modo cieco per un'eternità,finchè non le parve che la foresta non le si chiudesse addosso,imprigionandola,in un sentire perpetuo del tatto del legno.Poi ci fu solo buio,per quanto riuscì a ricordare,e poi la sua camera da letto.
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